27 Ottobre 2021

6.1. REGIME CARCERARIO E CONCENTRAZIONARIO

Restiamo sul tema dei diritti civili e vediamo quanto scrive Wu Ming 146, usando dati ufficiali statunitensi:
«I penitenziari americani scoppiano, e non certo di salute. Sono linfonodi pieni di succhi fetidi. Gli USA hanno oltre due milioni di detenuti (per la precisione 2.320.359 alla fine del 2005), che pare equivalgano a un quinto della popolazione carceraria mondiale dichiarata. A fine anni Sessanta erano circa duecentomila. 7,2 americani su 1000 sono detenuti (più di sette volte e mezzo la percentuale italiana, 0,96, che è tra le più alte in Europa occidentale), cifra che comunque non tiene conto dei milioni di persone in libertà vigilata. Benché tutte le statistiche evidenzino un netto calo dei reati, in America si costruiscono sempre più carceri (ottanta nel periodo 1984-2003), che si riempiono a tempo di record, soprattutto di neri e ispanici. A questi due gruppi etnici appartiene il 60% dei detenuti, benché fuori dal carcere siano soltanto il 27,4% della popolazione adulta. Secondo un rapporto governativo del settembre 2006, il 56,2% dei detenuti nelle carceri americane ha problemi di salute psichica. Fuori dalle carceri, la percentuale è “soltanto” l’11% della popolazione. Infine, la pena capitale. In data 16 febbraio 2007, il 42% dei detenuti nei bracci della morte sono afroamericani, nonostante questi ultimi non superino il 13% della popolazione. Nel periodo 1976-2006, 893 persone sono state uccise con l’iniezione letale, 153 sulla sedia elettrica, undici nelle camere a gas, tre sono state impiccate e due sono state fucilate».
Confrontiamo il passaggio precedente con questo:
«Sul fronte della “sicurezza” (si fa per dire…), lo stesso Dipartimento di Giustizia statunitense ha ammesso che durante il 2008 i cittadini americani hanno dovuto subire 4,9 milioni di crimini con l’utilizzo della violenza e 16,3 milioni di reati contro la proprietà: quasi due statunitensi su cento vengono ogni anno colpiti dal crimine all’interno del “sogno” americano, anche grazie alla presenza legale di ben 250 milioni di armi da fuoco su una popolazione (bambini inclusi) di 309 milioni di abitanti. Complessivamente la popolazione carceraria degli USA è molto superiore a quella della Cina, con ben quattro volte e meno abitanti del gigantesco paese asiatico. Sommando i prigionieri e le persone sottoposte a vigilanza da parte della polizia, si arrivava nel 2008 alla cifra incredibile di 7,3 milioni di americani: ed anche secondo i mass-media borghesi (New York Times, del 4 giugno 2009) le carceri USA sono un vero e proprio inferno nel quale circa 60000 (sessantamila) prigionieri all’anno vengono stuprati spesso dalle stesse guardie carcerarie».
Tracciamo ora un altro parallelo storico: perfino negli ultimi anni (i più “severi” in termini di repressione del crimine) dell’URSS di Stalin, in cui la popolazione carceraria è abbastanza elevata, solo tra il 1950 e il 1953 si raggiunge una cifra vicina ai 2 milioni e mezzo di detenuti (o in transito) nelle prigioni, su una popolazione complessiva di circa 180 milioni di abitanti. In proporzione con l’attuale popolazione americana i 7,3 milioni di americani puniti o sorvegliati speciali rappresentano una percentuale della popolazione molto più elevata.47
46. Wu Ming 1, Angela Davis, “Autobiografia di una rivoluzionaria”, Carmillaonline.com, 3 aprile 2007.
47. Fonti usate: A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., p. 97; Redazione La Cina Rossa, L’incubo USA visto dalla Cina, Lacinarossa.net-CCDP, 7 aprile 2010. L'articolo si basa sulla fonte Full Text of Human Rights Record of the United States in 2009, China Daily, 12 marzo 2010.

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