01 Ottobre 2020

7.1. LE “STREGHE DELLA NOTTE”

Marina Raskova, che, nell’agosto 1935, aveva partecipato alla prima trasvolata “femminile” da Leningrado a Mosca, il giorno dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa comincia a ricevere lettere dalle giovanissime aviatrici russe che chiedono di essere impiegate in prima linea. La Raskova, come membro del Soviet Supremo, si reca presso le autorità militari, perorando la “causa” delle “mittenti”, brevettate negli aeroclub prima della guerra. Le autorità preposte si mostrano favorevoli, ma per avere il “via libera” serve l'assenso di Stalin che nutre qualche riserva. «Tu capisci – avrebbe detto alla Raskova –, le future generazioni non ci perdonerebbero il sacrificio di tante giovani». La replica: «Loro accorreranno al fronte ugualmente. Lo faranno da sole e sarà peggio se ruberanno gli aerei per andare a combattere».
Stalin appoggia e sostiene il progetto della Raskova di organizzare tre reggimenti aerei femminili (586° IAP, 587° BAP e 588° GBAP) che nel corso della seconda guerra mondiale effettuano oltre 30 mila operazioni belliche. Tali reggimenti utilizzano un biplano di legno e tela, il Polikarpov U-2 (Po-2), monomotore biposto, a doppio comando, che era stato progettato, alla fine degli anni '20, da Nikolai N. Polikarpov, per operazioni di addestramento, ricognizione e collegamento. Non propriamente un aereo moderno, tant'è che i tedeschi lo chiamano «aereo da granturco», perché prima della guerra era impiegato per spargere prodotti chimici in agricoltura. Nella sua spartana semplicità, il Po-2 risulta estremamente affidabile, capace di volare in condizioni avverse, perfino quando altri velivoli – tecnologicamente più avanzati – non riescono nemmeno a mettersi in moto. Per la sua leggerezza e maneggevolezza, può volare a bassa quota e tra i palazzi dei centri abitati. Utilizzato come bombardiere leggero, risulta ideale soprattutto per missioni notturne. I tedeschi erano convinti che dal Po-2 si potesse guardare attraverso i vetri delle finestre, per scoprire se fossero annidati cecchini nelle case. Le giovani pilote sovietiche diventano specialiste negli attacchi notturni, dimostrando capacità strategica e grande audacia per non essere intercettate dai caccia tedeschi. Una delle tecniche adottate negli attacchi è quella del volo radente fino alla prossimità dell'obiettivo e il sollevamento in quota, con successiva picchiata sul bersaglio, solo quando per il nemico è ormai impossibile intervenire. Un comandante tedesco Joannes Steinhoff ha scritto di loro:
«Non ci capacitiamo del fatto che i piloti sovietici che ci stanno dando i più grossi problemi siano donne. Non temono nulla, vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti».
L'accademico militare tedesco non capisce che gli «obsoleti biplani» sono perfetti per la tattica assunta da quelle che gli stessi nazisti soprannominano “streghe della notte”.
32 giovani donne-pilota non sono sopravvissute alle loro picchiate micidiali; 23 di loro sono state nominate Eroine dell’Unione Sovietica, 2 Eroine della Russia e 1 Eroina della Repubblica del Kazakistan.46
46. Fonti usate: A. Pannullo, Le “streghe della notte”, l’incubo peggiore dei nazisti in Russia, Secolo d'Italia (web), 5 gennaio 2017; M. De Vincentiis, Le streghe della notte, recensione dell'opera omonima di G. P. Milanetti, Anpi.it, 14 marzo 2012; Wikipedia, Marina Raskova.