03 Ottobre 2022

7.3. I CONTRASTI STORICI CON IL VIETNAM

Il Partito Comunista della Kampuchea (PCK) nasce soltanto nell'ottobre 1966, in maniera clandestina e segreta. Nei 15 anni precedenti aveva cambiato nome diverse volte ed era spesso entrato in conflitto per ragioni tattiche, strategiche e teoriche con il Partito vietnamita, con il quale era stato unito fino al 1951 nel Partito Comunista Indocinese. I dirigenti del PCK hanno fatto propria l'eredità teorica dell'organizzazione precedente, la quale aveva bollato come revisionista la direzione chruščeviana dell'URSS, facendosi alleata la Cina maoista. Nel 1965 «per i comunisti cambogiani Sihanouk era “caporione dei feudalisti e degli imperialisti” e di conseguenza un bersaglio legittimo. Per i vietnamiti, invece, era un patriota». Evidentemente i vietnamiti non hanno interesse a combattere il principe che in quegli anni porta avanti a fatica una politica neutralista (sostanzialmente anti-statunitense) che teneva il proprio paese fuori dal conflitto del Vietnam. Tale logica trova sponda anche all'interno del PCK, dove ci sono resistenze molto forti alla linea radical-ortodossa scelta, essendo molto forte una storica componente filo-vietnamita che accetta nella sostanza l'idea di dover subordinare gli interessi nazionali cambogiani ad una stretta unità d'azione con il partito vietnamita, il quale, dal canto suo, pretende probabilmente di usare il PCK per i propri scopi politici. Per questi motivi, ancora nell'ottobre 1969, i vietnamiti rifiutano di rifornire armi a Pol Pot per intensificare la lotta contro Sihanouk in ottica rivoluzionaria. In seguito al colpo di Stato del 1970, per cinque anni «il PCK è impegnato non in una, ma in ben quattro guerre. La prima era combattuta dagli USA, con l'impiego dei bombardieri. La seconda dalle forze di Lon Nol sul terreno. La terza guerra, a volte latente, a volte visibile, con i comunisti vietnamiti. Ed infine c'era una lotta per l'influenza fra Sihanouk a Pechino e i leader della resistenza all'interno della Cambogia». Da segnalare che in tale conflitto «gli USA sganciarono sull'Indocina tre volte più bombe di quante ne fossero state sganciate da tutti i belligeranti durante la seconda guerra mondiale; sulla sola Cambogia il totale fu tre volte il tonnellaggio complessivo sganciato sul Giappone, atomiche comprese». Se nel 1971 i comunisti controllano circa la metà del territorio cambogiano, la svolta avviene nel maggio 1972:
«viene convocata una sessione del CC, nella quale Pol denunciò che la rivoluzione stava procedendo con troppa lentezza. La decisione adottata al III Congresso, di “cominciare a spazzare via i tratti socio-culturali del vecchio regime, quelli del feudalesimo, della reazione e dell'imperialismo” era rimasta lettera morta. Dietro sue sollecitazioni, il CC diramò una direttiva urgente ordinando al Partito di rafforzare la sua “posizione proletaria” e di intensificare la lotta contro “le varie classi di oppressione”. Vengono approvati anche i piani per la collettivizzazione dell'agricoltura e la soppressione del commercio privato appena la situazione lo avesse permesso. Fu una vera e propria svolta. L'esercito contava allora su 35 mila uomini, appoggiati da circa centomila guerriglieri, un terzo della popolazione viveva sotto controllo delle forze rivoluzionarie. Era giunto il momento di passare alla fase successiva: stava per avere inizio la rivoluzione sociale».

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