03 Ottobre 2022

7.5. LA KAMPUCHEA DEMOCRATICA

Pur essendo accolti come liberatori, la differenza tra cittadini e contadini è abissale:
«ai cittadini, i guerriglieri comunisti sembrano arrivare da un altro pianeta. In effetti venivano da un mondo diverso: il mondo che Michael Vickery, uno dei più profondi conoscitori della Cambogia, aveva visto nei poverissimi villaggi: contadini analfabeti, quasi alla disperazione, vivevano come i loro antenati, senza acqua corrente né elettricità, senza scuole, senza attrezzi meccanici di alcun genere, senza nemmeno una strada, per nulla toccati dalla modernità superficiale che gli anni di Sihanouk aveva portato nei villaggi lungo le principali rotabili. Erano giovani che non avevano mai visto una moneta e non sapevano cosa fosse un'automobile. In quelle zone poverissime e remote il PCK aveva costituito le proprie roccaforti e reclutato i suoi militanti. Erano luoghi che gli abitanti delle città non avevano mai visitato e la cui stessa esistenza trovavano difficile immaginare. Ma non erano assolutamente meno Khmer dei “cittadini” e questi poveri tra i poveri divennero il modello dal quale sarebbe stata forgiata la rivoluzione. Ma lo stesso pensarono i partigiani dei cittadini. Dopo anni di guerra e stenti in mezzo alla giungla, i giovanissimi guerriglieri vedono per la prima volta la città, per loro simbolo della corruzione capitalista e occidentale, dello sfruttamento e della guerra. Finalmente si trovano di fronte ai “nemici” di cui tanto avevano sentito parlare, vale a dire i “capitalisti” che rifiutavano di entrare nella Rivoluzione, gli alleati degli americani, che per anni avevano fatto piovere bombe sopra i loro villaggi, seminando distruzione, morte e povertà assoluta. Due Cambogie, che fino a quel momento erano state tenute rigorosamente separate, si scontrarono in quel giorno d'aprile del 1975. Entrando a Phnom Penh, i rivoluzionari si preoccupano di disarmare le truppe nemiche e di fermare i saccheggi dei negozi. Poco prima dell'assalto finale i comandanti di divisione avevano ordinato alle loro truppe di non saccheggiare. Non erano denaro o gioielli che essi bramavano: infatti preziosi e pacchi di banconote di dollari venivano sistematicamente distrutti sotto lo sguardo esterefatto dei cittadini. Elettrodomestici e mobili di pregio vennero ignorati. Due articoli erano solo ricercati: gli pneumatici delle auto subito tagliati a strisce per farne suole per i sandali e le balle di stoffa che non venivano aperte per vandalismo come pensavano i cittadini, ma per farne sacche e coperte per dormire. “La città è un male perché c'è dentro il denaro”. La rabbia dei contadini sbucati dalla giungla era diretta contro coloro i quali avevano continuato a vivere fra le comodità, ignorando la loro miseria, mentre essi combattevano in situazioni spaventose per sconfiggere l'imperialismo e la reazione. Ma soprattutto era diretta contro chiunque e contro tutto quanto era collegabile ai bombardamenti americani. Eppure, sarebbe potuto andare molto ma molto peggio. Dopo cinque anni di guerra civile in cui erano morte 800 mila persone e con efferate atrocità, la caduta di Phnom Penh non si distinse per lo spargimento di fiumi di sangue. Dei circa ottocento stranieri che si erano rifugiati all'Ambasciata francese, alcuni temevano per la loro incolumità, tuttavia nessuno rimase ferito, non parliamo di uccisioni. Francois Ponchaud, presente in quei giorni, scive che “i Khmer Rossi non hanno mai effettuato perquisizioni né controlli; oltre all'acqua e al riso, ci hanno fornito birra e sigarette, e ci hanno portato dei maiali, lasciando a noi il compito di ammazzarli Chi conosce la loro dieta frugale, può comprendere l'importanza di questi regali”».95
95. Ibidem.

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