01 Ottobre 2020

11.1. LE ACCUSE DEL RAPPORTO CHRUSCEV

«Nel pronunciare il suo Rapporto al XX Congresso del PCUS e nello sviluppare la sua requisitoria contro Stalin, Chruščev traccia un quadro catastrofico del dittatore anche sul piano militare. Era stato solo a causa della sua imprevidenza, della sua ostinazione, della cieca fiducia da lui riposta in Hitler che le truppe del Terzo Reich erano riuscite inizialmente ad irrompere in profondità nel territorio sovietico. Sì, per colpa di Stalin, al tragico appuntamento l'URSS era giunta impreparata e indifesa: “In definitiva noi cominciammo a modernizzare il nostro equipaggiamento militare soltanto in tempo di guerra […]; non avevamo neppure un numero sufficiente di fucili per armare il personale mobilitato”. Come se tutto ciò non bastasse, il responsabile di questa catastrofe si era abbandonato ad una fuga codarda dalle proprie responsabilità. Vale la pena di notare che, subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale in Europa e con largo anticipo rispetto all'Operazione Barbarossa, già Trockij aveva scritto che la “casta dominante” in Unione Sovietica tendeva ad assumere l'atteggiamento “proprio di tutti i regimi destinati al tramonto: 'Dopo di noi il diluvio'”.
Ma ora Chruščev aggiusta il tiro per prendere di mira una sola persona: sopraffatto dalla sensazione della disfatta (“Abbiamo perduto per sempre tutto quello che Lenin aveva creato”), incapace di reagire, “per un lungo periodo, Stalin non diresse più le operazioni militari e cessò qualsiasi attività”. È vero, dopo qualche tempo, cedendo finalmente alle insistenze degli altri membri dell'Ufficio Politico, egli era tornato al suo posto. Non l'avesse mai fatto! Ancora una volta siamo portati a pensare a quanto aveva scritto Trockij sempre il 2 settembre 1939: “la nuova aristocrazia” al potere a Mosca era caratterizzata anche dalla “sua incapacità di condurre una guerra” e di difendere dall'aggressione imperialista il paese scaturito dalla Rivoluzione d'Ottobre. In questo caso Chruščev procede non solo ad un aggiustamento del tiro ma anche ad un rincaro della dose: a dirigere monocraticamente, anche sul piano militare, l'Unione Sovietica impegnata in una prova mortale era stato un dittatore così incompetente da ignorare “i rudimenti della strategia bellica”. È un capo d'accusa su cui il Rapporto Segreto insiste con forza: “Bisogna ricordare che Stalin preparava le operazioni su un mappamondo. Sì, compagni, egli si serviva di un mappamondo e su di esso segnava la linea del fronte”. Nonostante tutto, la guerra si era felicemente conclusa; e, tuttavia, la paranoia sanguinaria del dittatore si era ulteriormente aggravata. A questo punto si può considerare completo il ritratto del “degenerato mostro umano” che emerge, secondo l'osservazione di Isaac Deutscher, dal Rapporto Chruščev. Ma fino a che punto è verosimile questo ritratto?»67
67. D. Losurdo, Stalin e la grande guerra patriottica, cit.