29 Settembre 2022

12.3. LA DEGENERAZIONE DI GUZMÀN E IL PROSIEGUO DELLE LOTTE

Proseguiamo con l'esposizione di Musto88:
«in questa fase, l'elaborazione di Guzmán degenerò nel più estremo dei manicheismi, in forza del quale, identificati come nemici assoluti quanti erano al di fuori del partito, tutte le realtà politiche non controllate da SL divennero un obiettivo militare - inclusi rappresentanti dei campesinos, esponenti sindacalisti e leader delle organizzazioni femminili. La strategia seguita fu quella dell'annichilimento selettivo, con lo scopo di creare vuoti di potere per poi insediarvi dirigenti e militanti dell'organizzazione. Infatti, autorità locali (comprese le forze di polizia) e i dirigenti sociali rappresentarono, dopo i contadini che si opponevano alle sue direttive, il secondo bersaglio di SL. In totale oltre 1.500 morti, il 23% di quelli assassinati deliberatamente, ovvero non in attentati di grande scala, dai suoi militanti. […] a Lima Guzmán decise di incrementare il numero degli attacchi. Colpito nella sua roccaforte rurale, il suo ascendente crebbe, invece, nella capitale (un “mostro” di sette milioni di abitanti con oltre 100.000 rifugiati provenienti dalle zone del conflitto). Ciò fu possibile anche per lo spirito di rivolta che permeava gli strati popolari colpiti dai disastri sociali provocati dallo scoppio di una grave crisi economica (nel 1989 l'iperinflazione raggiunse il 2.775%) e dalle severissime politiche neoliberali imposte dai tecnocrati vicini ad Alberto Fujimori […]. Intanto, intorno a Guzmán aleggiavano terrore o riverenza. Se il primo sentimento era generato, in quanti avevano preso posizione contro SL, dalla paura di rappresaglie mortali; il secondo aumentò tra i membri di quest'organizzazione dopo il primo congresso del partito, svoltosi nel 1988. Il culto della sua personalità raggiunse livelli da psicopatia. Scomparso ogni richiamo al socialismo di Mariátegui, Guzmán, che aveva assunto il nome di Presidente Gonzalo, “il capo del partito e della rivoluzione”, si trasformò in una figura semi-divina per la quale tutti i militanti (SL raggiunse i 3.000 aderenti, mentre l'EGP ne aveva 5.000) si erano impegnati - anche in forma scritta - a sacrificare la vita. Nei materiali di propaganda diffusi al tempo, si cominciò a parlare di lui come della “quarta spada (dopo Marx, Lenin e Mao) del marxismo”, del “più grande marxista vivente della terra”, o della “incarnazione del pensiero più elevato della storia dell'umanità”. In realtà, durante la gran parte del conflitto, egli non lasciò mai Lima e si tenne lontano dai rischi e dalle privazioni della guerra. Poco dopo la sua cattura, avvenuta nel settembre del 1992, propose l'accordo di pace che aveva sempre categoricamente rifiutato in precedenza e, in cambio di privilegi carcerari, giunse finanche a elogiare il regime di Fujimori. Seguirono altri otto anni di guerriglia a bassa intensità tra lo stato peruviano, profondamente autoritario e corrotto, e il settore di SL (Proseguir) che non aveva accettato la svolta del “Presidente Gonzalo”, il leader che sarà ricordato per aver dato vita alla più abominevole esperienza politica commessa, in America Latina, in nome del socialismo».

Al di là delle degenerazioni di Guzmán, il percorso di Sendero Luminoso prosegue, dividendosi in diverse fazioni ma mostrando di essere diventato uno strumento sentito proprio da molti indigeni. La nuova dirigenza ha rivendicato la propria forza rivoluzionaria e una discontinuità dalla guida di Guzmán, definito un «revisionista traditore» autore di numerosi crimini. Bollati ora come «la copia delle FARC colombiane» i senderisti dichiarano di voler rigettare «le punizioni collettive e gli omicidi indiscriminati» della gestione precedente, e «condividendo il poco cibo che hanno con i locali si sono guadagnati un po' di simpatia. La gente dei villaggi non sembra temerli al punto da chiamarli, benevolmente, “gli zii”, anche se il governo denuncia che Sendero Luminoso sia coinvolto nel controllo del narcotraffico per finanziare le proprie attività».89 Mentre il paese continua anche all'inizio del nuovo secolo a districarsi tra elezioni contestate per i brogli e approva trattati «di libero scambio con gli USA, nonostante l'ostilità di parte della popolazione», nel 2009 «riprendevano gli attacchi contro l'esercito del gruppo terrorista Sendero Luminoso, mentre il governo doveva rinunciare a due decreti che autorizzavano lo sfruttamento della regione amazzonica, dopo che gruppi di indigeni si erano opposti duramente».90 Nel 2011, nonostante il paese andino goda di un contesto economico molto favorevole (l’economia cresce ad un tasso annuale del 5%), quasi il 35% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà, il 25% dei bambini minori di 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e la mortalità infantile è una delle più alte di tutta l’America Latina. La vertiginosa crescita economica peruviana è andata a tutto vantaggio dell’oligarchia che comanda il paese con la complicità degli Stati Uniti.91
Secondo Raúl Zibechi92
«il Perù è un paese chiave per la strategia di controllo egemonico della potenza in via di declino, gli Stati Uniti. Il Perù è una delle principali vie di accesso all’Oceano Pacifico della regione, connette i paesi caraibici con il Cono Sud, permette l’accesso all’oceano anche ai paesi sempre instabili come la Bolivia, alla zona amazzonica e soprattutto ha una lunga frontiera con il Brasile. Il Pentagono in Perù ha parecchie basi militari che fanno parte dell’anello che circonda il Brasile».
In questa tragica storia c'è da chiedersi come avrebbe potuto svilupparsi il Perù senza la presenza asfissiante e criminale dell'imperialismo statunitense, che per almeno un secolo ha avuto un ruolo decisivo nel sostenere le oligarchie locali e lo sfruttamento impietoso delle popolazioni indigene locali. Imputare i disastri del paese soltanto ai crimini conseguenti all'immaturità e alle inadeguatezze del movimento guerrigliero locale sarebbe operazione profondamente disonesta e politicamente inaccettabile.
88. Ibidem.
89. G. Olimpio, Sendero (ri)dichiara guerra al Perù. Fucile e pallone per i soldati bambini, Pressreader.com, 31 maggio 2009.
90. Enciclopedia De Agostini, Perù, cit.
91. Ollanta Humala, cit.
92. R. Zibechi, Perù, alle porte di un cambiamento geopolitico, cit.

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