20 Giugno 2021

13.6. “JUST DO IT!” IL CASO DELLA NIKE

«La Nike è stata criticata per le condizioni di lavoro e i metodi di produzione nelle fabbriche d'oltremare con cui ha contratti commerciali. Come riportato dai più importanti media internazionali, si è scoperto che l'azienda per anni ha sfruttato il lavoro di bambini, dai 5 anni di età, per cucire i propri palloni e vestiti. Tali bambini venivano impiegati per 14-16 ore al giorno in condizioni igieniche pessime, per portare avanti lavori massacranti, in fabbriche buie e malsane». (Wikipedia)

Quando nel 2001 Werner e Weiss scrivono il loro Libro nero delle multinazionali, rendono noto come la Nike spenda ogni anno quasi un miliardo di dollari in pubblicità, che mentre il suo co-fondatore Phil Knight risulta miliardario un'operaia tessile in un'azienda tessile loro fornitrice guadagna appena 17 centesimi l'ora. Nel 2008 l'azienda fattura 13 miliardi di euro con un utile netto di 1 miliardo. Nel 2015 fattura 30 miliardi con 3 miliardi abbondanti di utile. Le condizioni dei lavoratori però non sono migliorate granché. Nel 2001 i dipendenti presso il fornitore messicano Kukdong si mobilitavano per chiedere migliori condizioni di lavoro ma ottengono in cambio punizioni e licenziamenti di massa illegali. In quella fabbrica, che l'anno prima aveva prodotto circa un milione di felpe per Nike, lavorano secondo alcuni operai anche ragazzini di 13-14 anni, e si verificano persino casi di abusi sessuali. Nel febbraio 2001 un'ispezione in nove aziende indonesiane appaltatrici di Nike porta alla luce numerose denunce per molestie sessuali e abusi sulle operaie. Nel marzo 2003 il rapporto We are not machines realizzato da diverse organizzazioni umanitarie denuncia il fatto che le operaie tessili in tali ditte indonesiane appaltatrici di Nike e Adidas guadagnino solo due euro al giorno. Nel rapporto si parla di licenziamenti, prigione e violenze fisiche per le donne iscritte a sindacati e di donne obbligate a spogliarsi di fronte ai medici dell'azienda per dimostrare di essere nel periodo mestruale. Nel 2002 Nike e Adidas, preoccupate dall'aumento dei minimi salariali, nonostante i proclami etici di risposta a tali accuse, non si fanno scrupoli a chiudere attività in Indonesia per trasferirle in paesi con costi del lavoro più bassi e legislazioni più favorevoli, principalmente in Cina e in Vietnam. Nel 2015 si ha notizia del fatto che le aziende e i governi del cosiddetto “Triangolo del Nord” (El Salvador, Guatemala e Honduras, che da soli producono circa il 10% di tutte le merci di abbigliamento acquistate negli Stati Uniti) abbiano bloccato o abbassato i salari del settore riguardante l'industria di esportazione maquiladora (tessile), «in risposta alle richieste di produttori come Fruit of the Loom, Gildan, Hanes, Adidas, Nike, e altri», nonostante i danni conseguenti per i lavoratori, il cui salario medio è «equivalente ad appena il 37% del costo del paniere dei beni di consumo di base». In un articolo del 2017 si riporta questa notizia:
«Nei giorni scorsi, l’inglese Observer e Danwatch, un gruppo di investigazione giornalistica danese, hanno pubblicato un’inchiesta sulle condizioni di lavoro delle operaie cambogiane che fabbricano scarpe e abbigliamento per i marchi Nike, Puma, Asics e VF Corporation. È successo che nel 2016 oltre 500 lavoratrici di quattro fabbriche sono state ricoverate e soltanto in novembre ne sono svenute 360. Capannoni poco o per nulla ventilati che arrivano a 37 gradi, dieci ore di lavoro al giorno per sei giorni a settimana, scarsa o insufficiente alimentazione sono le principali cause di questi malesseri di massa. Piccolo particolare, si fa per dire: le suddette operaie percepiscono una paga mensile di circa 136 euro, mentre il minimo salariale stabilito in Cambogia è di 340 euro e la maggior parte di loro ha contratti a breve termine che vengono rinnovati se non si protesta».
Come negli anni passati, l'azienda ha rassicurato che sarebbe intervenuta per controllare meglio le condizioni di lavoro e per migliorarne la vivibilità. Le parole non costano nulla.43
43. Fonti usate: K. Werner & H. Weiss, I crimini delle multinazionali, cit., pp. 289-290; F. Colosimo, I numeri mostruosi del colosso Nike: 30 miliardi di fatturato, +22% di utile, Calcioefinanza.it, 29 giugno 2015; M. Crossa, I salari delle maquiladora nell'America centrale non consentono la sopravvivenza, Globalresearch.ca-CCDP, 25 maggio 2015; Clean Clothes Campaign, Fondo monetario internazionale: In Indonesia scioperare non sara' piu' un diritto, CCDP, 29 settembre 2002; M. Mianiti, Il menefreghista e le operaie della Cambogia, Il Manifesto, 27 giugno 2017; Wikipedia, Nike (azienda).