14 Maggio 2021

13.7. LA MULTINAZIONALE PIÙ POTENTE DEL MONDO: WAL-MART

Dati alla mano del 2016, il gruppo Wal-Mart risulta la multinazionale più potente del mondo. Prima in termini di fatturato (oltre 482 miliardi di dollari) e di dipendenti (2 milioni e 300 mila), con un profitto dichiarato di 14,6 miliardi di dollari.44 Che cos'è Wal-Mart, come ha fatto a diventare un'azienda più potente di molti Stati (anche tra quelli dell'occidente “sviluppato”) e come agisce nel mondo? È utile accumulare un po' di informazioni. Partiamo dall'indagine di Werner e Weiss del 2001:
«Nel 1962 Sam Walton aprì il suo primo negozio Wal-Mart negli Stati Uniti. L'azienda è diventata la più grande catena di supermercati al mondo, con più di 3000 punti vendita negli USA e oltre 1600 all'estero. Nel 1998 Wal-Mart rilevò in Germania 74 punti vendita […] e arrivò a gestire 17.400 dipendenti in 94 supermercati. La filosofia del fondatore dell'azienda Sam Walton è: “Lavoriamo tutti insieme. Questo è il nostro segreto”. Il concetto è spiegato chiaramente in un manuale interno di management: “In quanto membri del management di Wal-Mart siete la nostra prima linea di difesa contro un'organizzazione di tipo sindacale. È importante che […] siate costantemente in guardia contro ogni tentativo dei sindacati di organizzare i nostri lavoratori”. In Germania, tuttavia, Wal-Mart ha rispettato le disposizioni legali che autorizzano le organizzazioni sindacali nelle imprese. Nell'estate del 2006 Wal-Mart si ritirò dal mercato tedesco: la sua filosofia aveva fallito e il gruppo era in perdita. Uno dei segreti del successo di Wal-Mart sono i salari irrisori che, negli Stati Uniti, il gruppo offre a dipendenti poco qualificati. […] Un'ampia ricerca condotta dal New York Times nell'estate del 2002 rivelava che il mancato pagamento degli straordinari è una pratica di gestione corrente in Wal-Mart. In alcune filiali accadeva di frequente che il direttore del negozio, dopo la chiusura, bloccasse tutte le porte e costringesse gli impiegati a lavorare per ore senza retribuzione. […] non c'è da stupirsi che la situazione nelle aziende fornitrici del cosiddetto Terzo Mondo sia ancora più drammatica. […] in Lesotho […] gli operai e le operaie erano costretti a lavorare 24 ore di seguito per fabbricare prodotti destinati a Wal-Mart e, se si opponevano, venivano insultati e picchiati. […] All'inizio del 2005 si venne a sapere che in Arkansas, Connecticut e New Hampshire, Wal-Mart impiegava bambini, ai quali faceva anche maneggiare macchinati pericolosi. Per questo reato il gruppo fu condannato a 135.000 dollari di multa».45
Leggiamo ora un estratto di un articolo di Vladimiro Giacché del 2006:
«Prendiamo Wal-Mart, la catena mondiale di supermercati basata negli Usa. Soltanto negli ultimi mesi, sul fronte interno, è emerso quanto segue: proibizione dell'attività sindacale nei supermercati del gruppo, (migliaia di) infrazioni alla normativa sul lavoro, discriminazioni nei confronti dei dipendenti donne, sfruttamento degli immigrati clandestini, sfruttamento dei minori (e colpo di spugna sulla cosa grazie ad un accordo segreto con il ministero del lavoro Usa), straordinari non pagati, proposta di introdurre mansioni fisiche anche per i cassieri (per selezionare gli impiegati in buona salute), proibizione di flirt sul luogo di lavoro. Sul fronte esterno, il potere di monopolio di Wal-Mart, che perciò può fissare i prezzi pagati per i fornitori, è tra le cause del fallimento di numerosissime imprese fornitrici, ma anche dei bassi salari in Cina (il 10% delle importazioni cinesi in Usa, pari a 12 miliardi di dollari, è diretto ai suoi supermercati); per quanto riguarda il rispetto delle tradizioni culturali, ha destato scandalo la costruzione di un supermercato nel bel mezzo della zona archeologica di Teotihuacan in Messico (dove Wal-Mart ha già 657 supermercati)».46
Ecco quanto scrive la redazione del giornale Contropiano nel 201247:
«Le merci sugli scaffali della Walmart vengono prodotte in Cina, nelle Filippine, in Vietnam e nel Bangladesh a dei costi bassissimi e, sembra quasi inutile dirlo, con salari irrisori per lavoratori costretti in terribili luoghi di lavoro. Il sistema degli appalti e dei subappalti sembra una matrioska con bambole infinite. Le fabbriche cinesi o filippine, per fare degli esempi, nella maggioranza dei casi non sono a conoscenza del vero committente. La settimana scorsa in una fabbrica di abbigliamento nel Bangladesh, che lavora esclusivamente per Walmart, sono morte in un incendio 112 persone, in gran parte lavoratrici, perché le uscite di sicurezza erano bloccate dall’esterno. Mike Duke, amministratore delegato della Walmart, si è affrettato a dichiarare che un fornitore, a tutt’oggi sconosciuto, aveva appaltato a quella fabbrica il confezionamento di capi di abbigliamento senza la sua autorizzazione. Se non ci fosse di mezzo la tragedia di 112 vittime sarebbe da prendere come una barzelletta».
C'è abbastanza materiale per capire come Wal-Mart agisca sia negli USA che nel resto del mondo. È utile però leggere anche l'analisi che segue di Wadi’h Halabi48, editorialista di Political Affaire (rivista teorica del PCUSA), che segnala il nesso tra Wal-Mart e Wall Street:
«La Wal-Mart è una figlia dei monopoli, della “sovrapproduzione”, della povertà e della disoccupazione ad essa associate e, a sua volta, porta in sé uno squilibrio ancora maggiore e cioè altra povertà e disoccupazione. In che modo Wal-Mart è una figlia dei monopoli? Cinquant’anni fa Wal-Mart non esisteva ancora. La vendita al dettaglio era già largamente monopolizzata da giganti come Sears e A&P. Oggi, Wal-Mart eclissa Sears, mentre la lotta della A&P è del tutto irrilevante. Non è dunque la Wal-Mart un trionfo della competizione, un tributo alla vitalità dell’economia degli Stati Uniti? No. Sotto Wal-Mart c’è Wall Street, il capitale monopolistico. […] Sam Walton aprì la prima Wal-Mart nel 1962 nella piccola Rogers in Arkansas, pagando la maggior parte delle sue impiegate 60 centesimi all’ora quando la paga minima era di 1,15 dollari. Verso la fine degli anni ’60, Walton era un commerciante al dettaglio con una dozzina di negozi nelle piccole città della regione. Le vendite erano meno dell’1% di quelle di Sears o di Kmart. La storia della Compagnia mostra che in quei tempi Walton era alla disperata ricerca di capitali per espandersi. Li trovò prima come prestiti della Republic National Bank di Dallas, corrispondente delle banche di Wall Street e a queste subordinata. Ancora più significativamente, nel 1969 la Massachussets Mutual Insurance ed in particolare la White, Weld & Co, investirono nella Wall Mart. Wall Street mise allora i suoi denti sulla piccola Wal-Mart. Nel libro Empire of High Finance del 1957, Victor Perlo identifica la White, Weld & Co come una delle prime cinque banche di investimento negli Stati Uniti dei primi anni ’50, parte di “un gruppo di Corporations [con] importanti legami con la First Boston Corp. e le sue banche associate, tra le quali quelle dei Rockfeller”. Successivamente la White, Weld & Co divenne sussidiaria della Merry Lynch, ora nell’orbita dei Rockfeller. Oltre alle sue attività di investimento la White, Weld & Co ha una storia nella promozione di iniziative della classe dirigente contro il lavoro interno e in favore di un’espansione imperialista all’estero. Come dice Thomas Reifer, studioso dell’Università della California, la White, Weld & Co aiutò finanziariamente quelli che furono chiamati i campi di addestramento militare di Plattsburg per favorire l’ingresso degli Stati Uniti nella I Guerra Mondiale. Francis Weld fu un membro dell’American Citizens Commitee a Londra, legato alla National Security League, che lavorava per controllare il potere dei sindacati in patria ed assicurare agli Stati Uniti la partecipazione alla guerra e l’espansione oltreoceano. Non dovrebbe sorprendere che l’antisindacale Wal-Mart mantenga oggi un gruppo di lavoro al Pentagono, con sinistre implicazioni per le dozzine di paesi dove opera. Wall Street fu, quindi, il supporter di Wal-Mart fin quasi dalla sua nascita. Per essere più sicura Wall Street investì anche in ogni altra impresa di vendita al dettaglio negli Stati Uniti, ma Sam Walton poté mostrare la sua superiorità nel mantenere bassi i costi della distribuzione. […] Wall Street iniziò ad incanalare le sue risorse nell’espansione della Compagnia, con prestiti ed investimenti in tecnologia e pubblicità. Il network satellitario della Compagnia divenne secondo solo a quello del Pentagono. Ed anche i suoi debiti salirono. Nel gennaio 2003 l’esposizione della Wal-Mart ammontava a 55,3 miliardi di dollari, con un debito a lungo termine di 15,6 miliardi di dollari – maggiore di quello di molti paesi di media grandezza. Dalla metà degli anni ’70, la stampa dei monopoli sostenne Wal-Mart come la Compagnia che non poteva sbagliare nel contenimento dei prezzi».
Quale sia il costo sociale ed umano di questo «contenimento dei prezzi» l'abbiamo visto sopra. È utile mettere in rilievo un ultimo aspetto, perché si collega al tema delle accuse alla Cina come “traditrice” del socialismo: Halabi nello stesso articolo citato sopra aggiunge anche che «più dell’80% dei 6000 fornitori di Wal-Mart nel mondo sono in Cina». Un uguale discorso vale per molte altre multinazionali occidentali che dalla svolta di Deng Xiaoping di fine anni '70 hanno cominciato ad investire nel paese. Torneremo più avanti nello specifico sulle ragioni che hanno spinto il Partito Comunista Cinese ad intraprendere questa svolta. Per ora limitiamoci ad anticipare che non tutte queste delocalizzazioni in Cina sono liete e ben viste. Halabi ricorda che «una condizione che gli Stati Uniti posero all’ammissione della Cina nel WTO fu l’apertura dei suoi mercati alla Wal-Mart e a catene di vendita similari».
Wal-Mart è uno di questi casi. Ne sono seguite dure lotte per ottenere la sindacalizzazione dei lavoratori cinesi. Lotte appoggiate dallo stesso Governo. Non è un caso che, per il ruolo attivo dei sindacati e del PCC, lo sfruttamento operaio in Cina sia sempre meno intensivo. Non si può dire che ci sia un'uguale tendenza nel resto del mondo, tantomeno in Occidente.
44. F. Gesualdi (a cura di), Top 200. La crescita del potere delle multinazionali, ottobre 2016, cit.
45. K. Werner & H. Weiss, I crimini delle multinazionali, cit., pp. 324-325.
46. V. Giacché, Totalitarismo, triste storia di un non-concetto, Contraddizione.it-CCDP, 2 febbraio 2006.
47. Redazione Contropiano, La prima volta della Wal-mart, Contropiano, 1 dicembre 2012.
48. W. Halabi, I lavoratori della Wal-Mart del mondo si uniscono, Politicalaffairs.net-CCDP, 5 novembre 2004.