25 Febbraio 2021

3.03. WILLIAM DU BOIS, L'ATTIVISTA CHE ACCOSTAVA HITLER AGLI USA

«La storia non può ignorare W.E.B. Du Bois […]. Non possiamo parlare di Du Bois senza riconoscere che nei suoi ultimi anni egli fu comunista […]. Non si può passare sotto silenzio il fatto che Du Bois fu un genio il quale scelse di essere comunista». (Martin Luther King)23
William Edward Burghardt Du Bois, spesso indicato semplicemente come W. E. B. Du Bois, o DuBois (Great Barrington, 23 febbraio 1868 – Accra, 27 agosto 1963), è stato un attivista, storico, saggista e poeta statunitense, vincitore del Premio Lenin per la pace nel 1959. Anche se oggi il suo nome è misconosciuto, eclissato dai più famosi Malcolm X e Martin Luther King, è in realtà il più importante intellettuale e attivista politico ad occuparsi dei problemi degli afroamericani nella prima metà del XX secolo. Oltre ad essere nemico di ogni teoria razzista, già nel 1914 Du Bois non ha difficoltà a far notare che alle parole d’ordine «Pace, Cristianesimo, Commercio» agitate dall’Impero Britannico e dagli USA per giustificare il proprio colonialismo imperiale, corrisponda nella realtà da parte di entrambi l’imperversante odio nei confronti degli abitanti di colore. Ciò perché l’imperialismo e il colonialismo sono basati sullo «sfruttamento disumano di esseri umani» considerati «estranei all’umanità». A inizio ‘900 è tra i fondatori della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) per la quale tra il 1910 e il 1934 Du Bois pubblica il giornale The Crisis; da giornalista e direttore responsabile, partecipa con forza alla campagna anti-linciaggio. Nell’articolo The Lynching Industry del febbraio del 1915 redige le statistiche annuali dei 2372 linciaggi registrati tra il 1884 e il 1914. La diffusione del giornale cresce dalle 1.000 copie del 1910 alle più di 100.000 del 1920.
Nel 1909 Du Bois è il primo afroamericano a tenere un discorso presso l’American Historical Association (AHA) durante il suo convegno annuale. Secondo David Levering Lewis «la sua sarebbe stata la prima ed ultima apparizione di un afroamericano nel programma dei lavori fino al 1940». Nel 1934 Du Bois non esita ad accostare il Terzo Reich che Hitler sta costruendo in Germania, a quanto è da lungo tempo in vigore nel Sud degli USA, oltre che al regime di white supremacy e di dominio coloniale e razziale che l’Occidente nel suo complesso fa valere a livello mondiale. Il tema viene ribadito nel 1940 nella sua autobiografia: «Hitler è il tardo esponente, crudo ma conseguente, della filosofia razziale del mondo bianco»; nessuna credibilità per la democrazia statunitense e occidentale in genere, fondate sull’esclusione sia delle «classi inferiori» sia soprattutto dei «popoli di colore dell’Asia e dell’Africa».
Nel corso del 1936 Du Bois visita anche la Germania nazista. In seguito osserverà che gli accademici tedeschi lo abbiano trattato con maggior rispetto di quanto non facciano i suoi colleghi americani bianchi. Al suo ritorno negli Stati Uniti spiega l’impressione ambivalente che si è fatto del regime nazista: mentre ammira il modo in cui i nazisti hanno migliorato le condizioni economiche del paese ereditate dalla Repubblica di Weimar, è disgustato dal trattamento riservato agli ebrei: «un attacco alla civiltà, paragonabile solo ad orrori come l’Inquisizione spagnola o il commercio di schiavi africani». In The World and Africa (1946) denuncia lo stesso nazismo come una sorta di nemesi del colonialismo europeo. Nello stesso anno promuove la presentazione alla Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite di un dossier per ottenere la formale condanna del governo degli Stati Uniti per il trattamento riservato agli afroamericani, insistendo sulla rilevanza globale, e non meramente “interna”, del problema. Per tutte queste ragioni Du Bois è uno dei leader afroamericani indagati dall’FBI, secondo le cui analisi del 1942, «i suoi scritti lo indicano come socialista»: «è stato definito comunista e allo stesso tempo criticato dal Partito Comunista». Du Bois visita la Repubblica popolare cinese durante il Grande balzo in avanti. Inoltre, sull’edizione del The National Guardian del 16 marzo 1953 scrive: «Stalin è stato un grande uomo; pochi altri uomini del ventesimo secolo si avvicinano alla sua levatura».
Presidente del Centro di informazione sulla Pace quando scoppia la guerra di Corea (1950-53), è tra i firmatari del Stockholm Peace Pledge che si oppone all’uso di armi nucleari. Non stupisce che venga interrogato davanti alla HUAC per le sue presunte simpatie comuniste. Nel 1950, a 82 anni, viene candidato al Senato per il Partito laburista americano nello Stato di New York, conquistando il 4% dei voti. Nonostante la sconfitta Du Bois rimane fedele alla causa laburista. Nel 1958 si unisce a trockijsti, ex-comunisti e indipendenti di posizioni radicali con l’intenzione di creare una coalizione di sinistra che partecipi alle elezioni per senato e assemblea nello Stato di New York. Viene incriminato secondo il Foreign Agents Registration Act, ma assolto per insufficienza di prove. Nel 1961, all’età di 93 anni, si iscrive al Partito Comunista degli Stati Uniti d’America, in un’epoca in cui questo ha ormai perso il suo appeal sulla maggior parte delle persone. Nel 1963, all’età di 95 anni, accetta di prendere la cittadinanza ghanese per partecipare ad un’iniziativa in Ghana, cosa altrimenti impossibile per l'ostracismo degli USA, che non gli rinnovano il passaporto. Muore il giorno prima del celebre discorso I have a dream Martin Luther King. Durante la marcia su Washington, Roy Wilkins dà la notizia alle centinaia di migliaia di manifestanti e chiede un momento di silenzio e raccoglimento. Nel corso dei suoi 95 anni di vita Du Bois ha scritto e pubblicato più di 4.000 articoli, saggi e libri. La maggior parte di questi non sono stati più stampati e sono difficili da rintracciare anche nella loro edizione originale. È un caso?24
23. Citato in D. Losurdo, La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, Roma-Bari 2010, p. 168.
24. Fonti usate: S. Mezzadra, I diritti umani oltre la linea del colore, Il Manifesto, 2 dicembre 2004; D. Losurdo, Storia del marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere, Laterza, Roma-Bari, 2017, pp. 50, 65, 105; Wikipedia, William Edward Burghardt Du Bois.