31 Luglio 2021

3.04. L'IMMIGRAZIONE (AFRO-AMERICANA) VERSO L'URSS

Un’altra chicca poco nota che mostra la differenza tra USA e URSS del periodo, ci viene regalata da Ivan Di Francesco25:
«Nel 1920, durante un’incontro della Terza Internazionale, venne approvata la mozione dell’americano comunista John Reed che chiedeva all’URSS di Lenin la possibilità di una collaborazione tra gli afro-americani e le università sovietiche, Lenin approvò sostenendo che l’incontro tra le due realtà era assolutamente necessario. Tra il 1925 e il 1938, 90 afro-americani vennero invitati a studiare presso l’Università Comunista dell’Est o KUTV. La maggior parte completarono un programma di 14 mesi, che s’incentrò sui principi fondamentali della teoria marxista-leninista, venne inoltre approfondita una formazione su temi alternativi come spionaggio, guerriglia, codici segreti, e le tecniche di lavoro politico sotterraneo. Gli studenti neri, come tutti gli studenti stranieri, vennero trattati come ospiti d’onore, ricevendo vitto e alloggio gratuito, indennità di abbigliamento e di viaggio, tutori speciali, vacanze pagate in Unione Sovietica e una casa. A quel tempo, nessun altro paese avrebbe offerto a un nero tale opportunità.
Nel 1929 gli USA erano preda di una crisi economica – Grande Depressione o Crisi del ‘29 – che aveva prodotto oltre tredici milioni di disoccupati e una generale sfiducia nei confronti di quel sistema capitalista che si trovava alla base del sogno americano. Chi aveva pregato con tutte le sue forze di essere accettato nei grandi saloni di smistamento di Ellis Island cominciò a domandarsi se quella peripezia via mare affrontata tempo prima avesse ancora senso; altri, più intraprendenti (o più disperati), fantasticavano sulla nuova frontiera, quel Far East dipinto come terra di opportunità nei reportage che il giornalista britannico Walter Duranty (1884-1957) inviava da Mosca.
Stando ai resoconti del corrispondente del New York Times, l’Unione Sovietica pareva essere aliena al tracollo finanziario che, da un giorno all’altro, aveva lasciato ai margini delle strade operai e dirigenti d’azienda, liberi professionisti e broker. I piani quinquennali e lo sviluppo dell’industria pesante potevano apparire agli occhi dei lettori come una risposta alla fame di lavoro, di cibo e di speranza che animava intere famiglie ridotte alla miseria. Una nazione nata sull’immigrazione come gli USA non poté pertanto stupirsi se cittadini americani di origine italiana, tedesca, francese, irlandese avessero deciso di vendere i loro pochi averi per accaparrarsi un posto sui piroscafi che da New York facevano rotta verso Odessa e Leningrado.
Nel 1930 circa 18.000 americani, nella maggior parte di origine africana, fuggirono dagli Stati Uniti d’America per iniziare una nuova vita in Unione Sovietica, lontano da razzismo e povertà, dove li aspettavano lavoro, casa, vacanze e dignità. L’URSS divenne la patria di migliaia di afro-americani oppressi dal capitalismo americano. L’URSS mostrò agli afro-americani una nazione lontana dal razzismo e spiegò che secondo la dottrina del marxismo-leninismo il razzismo era una distrazione artificiale creata dalle classi dominanti al fine di dividere i lavoratori e distrarli dalla rivoluzione.
L’URSS riconobbe a tutti gli afro-americani lo status di popolo oppresso cosi come era abitudine fare per gli immigrati provenienti dalle colonie degli stati europei. Gli afro-americani che vissero in URSS avevano un detto: Quando siamo in America, ci sentiamo afro-americani perché amiamo andare in chiesa con i fratelli neri, ci piace il cibo africano, amiamo la musica nera, amiamo un sacco di cose che ci uniscono alle persone di colore. Quando siamo in Russia, ci sentiamo russi».
25. I. Di Francesco, Il sogno sovietico: Immigrazione americana in Unione Sovietica, Stachanovblog.org, 4 settembre 2016.