01 Ottobre 2020

6.7. CAMILLA RAVERA, LA PRIMA SEGRETARIA COMUNISTA DONNA

Nata ad Acqui Terme il 18 giugno 1889, Camilla Ravera era figlia di un funzionario del ministero delle finanze. Cresciuta con sette fratelli, iniziò a lavorare come maestra a Torino iscrivendosi al PSI nel 1918. Ricorderà l'evento della decisione di impegnarsi così:
«Era il 1913, nel momento in cui a Torino aveva luogo un grande sciopero di operai metallurgici, da una finestra della mia casa guardavo avanzare una grande colonna di operai, più grande metro dopo metro. All’improvviso io, che già avevo studiato con passione Marx, innanzi a quella colonna ebbi l’impressione di vedere il suo pensiero divenire storia. Da quel momento seguì sempre le lotte degli operai torinesi, sino a persuadermi che non bastava cogliere la teoria di Marx rimanendo in disparte, bisognava partecipare, impegnarsi. Lo scoppio della guerra eliminò le mie esitazioni ed entrai nel Partito Socialista».
Tra il 1919 e il 1920 entrò a far parte della redazione della rivista L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci. Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Incaricata dell'organizzazione femminile, diede vita al periodico La Compagna.
Dopo le leggi speciali fasciste del 1926 e l'arresto di Gramsci rimase alla testa dell'organizzazione clandestina; delegata a vari congressi del Comintern, conobbe Lenin e Stalin. Il 31 ottobre 1926 il regime fascista mette agli arresti – violando l’immunità parlamentare – Antonio Gramsci, Segretario del PCd’I. Questo momento segna una svolta nella vita di Camilla, che diviene immediatamente il nuovo leader di un Partito i cui membri si sono oramai dati alla clandestinità. Manterrà il ruolo di segretario sino al 1930 quando, rientrata in Italia da Parigi (la maggioranza dei membri del partito aveva trovato riparo in Francia), viene arrestata e condannata a quindici anni e mezzo di carcere che trascorse fino alla fine del fascismo tra carcere e confino. Quando fu inviata al confino a Montalbano Jonico, piccolo paese della Lucania, organizzò una scuola per i pastori della zona. Questo fatto irritò i fascisti che la trasferirono in altra località, con l’imperativo di non intrattenere rapporti con la popolazione. Fu l’ultima dei confinati a lasciare Ventotene insieme a Umberto Terracini con il quale fu nel 1939 espulsa dal partito per aver condannato il patto Ribbentrop-Molotov. Ricorderà questo fatto per lei drammatico così:
«Io e Umberto sostenevamo che, se il principio del socialismo era universale, ogni paese aveva il diritto di costruirlo sulle proprie esigenze e specificità e che un passaggio di società come quello che c’era stato in Russia non era obbligato anche da noi; mentre altri compagni, come Secchia e Scoccimarro, consideravano errato il solo fatto di pensare che la via seguita in URSS potesse non essere universale come se tutto fosse già stabilito e preparato. Mi hanno sempre fatto paura le idee settarie e chiuse: forse perché sia io che Terracini ci eravamo formati nel gruppo di Gramsci dove c’era una grande capacità di critica e di discussione. Così ci cacciarono via del Partito. Sì, fu per me un momento molto amaro».
Dopo l’armistizio dell’8 settembre, Camilla sapendo di essere di nuovo ricercata riparò in un casolare tra le colline che diventò presto luogo di incontri politici. Ma i fascisti arrivarono anche in quella zona iniziando a dare fuoco ai casolari, costringendo così i “clandestini” ad abbandonare il loro rifugio. Rientrata a Torino dopo la liberazione, Camilla Ravera venne riammessa nel Pci e divenne consigliere comunale. Venne riammessa nel partito nel 1945 ed eletta al consiglio comunale di Torino nel 1946. Nel 1947, con Ada Gobetti, del Partito d'Azione, fu tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane. Nel 1948 fu eletta deputato per il PCI, che rappresentò per due legislature fino al 1958. Aveva intanto ripreso le battaglie di sempre, cominciate idealmente quando lei, di famiglia borghese, aveva assistito, ancora bambina, ad uno sciopero di operaie a Valenza. Soprattutto si è impegnata nelle battaglie per la pace. Nel 1980, durante lo storico sciopero dei lavoratori della Fiat, davanti ai cancelli della fabbrica torinese Camilla Ravera tenne un comizio seguito da migliaia di lavoratori. In quell'occasione volle ripetere ai lavoratori l'insegnamento di Gramsci:
«non perdete mai il contatto con la realtà della storia».
Camilla Ravera ricorda che le avevano preparato un palco molto alto e che c'era un mare di operai. Spiegò le ragioni per le quali la Fiat era entrata in una fase di diminuzione della produzione, a causa della crisi del petrolio. Ma disse che era un errore di licenziare. Non solo un'ingiustizia, un errore! Per lei era necessario «dirottare la produzione verso altri tipi di trasporto, dall'automobile individuale ai trasporti sociali». A 91 anni Camilla Ravera ci dà una lezione, l'ennesima. La riconversione (verso un prodotti di uso collettivo) prospettata da quella fragile signora carica d'anni e d'esperienza ha una lungimiranza che i i “nostri” industriali non hanno quasi mai avuto. Non solo, con quelle parole Camilla Ravera ci dice i lavoratori possono e devono raggiungere una coscienza di produttori e diventare protagonisti del cambiamento della società. Assumere il ruolo di direzione di quella trasformazione sociale per la quale lei aveva combattuto tutta una vita. Ritiratasi a vita privata, nel 1982 venne nominata da Sandro Pertini senatrice a vita: è stata la prima donna a ricevere questa nomina, seguita da Rita Levi-Montalcini nel 2001 e da Elena Cattaneo nel 2013. Muore a Roma il 14 aprile 1988. Camilla Ravera ha lasciato molte pubblicazioni. Al suo libro Diario di trent'anni è andato, nel 1973, il “Premio Prato”. Nel 1978 la sua Breve storia del movimento femminile in Italia ha avuto il “Premio Viareggio”. Nel 1979 gli Editori Riuniti hanno raccolto in volume le Lettere al Partito e alla famiglia. Nel 1992 la Fondazione Istituto Gramsci ha acquisito l'Archivio Storico delle donne “Camilla Ravera”, costituito nel 1987 dalla Commissione femminile del PCI. Una vita intensa dedicata a organizzare il movimento dei lavoratori, delle donne, dei giovani. Una vita ben spesa per cancellare sfruttamento e soprusi. Si è spenta a Roma il 14 aprile 1988.51
51. Fonti usate: ANPI, Camilla Ravera, sezione Donne e uomini della Resistenza, Anpi.it; T. Bagnato, Camilla Ravera. La prima donna al mondo alla guida di un partito, il PCd’I, InStoria, n° 16, settembre 2006; A. Viscardi, Camilla Ravera, un simbolo dimenticato, Europinione.it, 27 marzo 2013; Donne in rosso, Camilla Ravera, “pericolosamente antifascista”, Donneinrosso.wordpress.com, 26 aprile 2013; S. Lo Leggio, Camilla Ravera e..., Salvatoreloleggio.blogspot.it, 7 marzo 2011; Wikipedia, Camilla Ravera.