30 Ottobre 2020

6.8. I COMUNISTI DI FRONTE ALLA GUERRA “CIVILIZZATRICE” D'ETIOPIA

La guerra d'Etiopia, nota anche come campagna d'Etiopia o guerra d'Abissinia, fu condotta dal Regno d'Italia contro l'Impero d'Etiopia, a partire dal 3 ottobre 1935, terminando ufficialmente il 5 maggio 1936. Togliatti e i comunisti italiani erano chiamati a esprimersi sull’aggressione dell’Italia fascista all’Etiopia (o Abissinia). Aiutiamoci con uno scritto di Losurdo52:
«Mussolini dichiarava di voler contribuire alla diffusione della civiltà europea: era necessario farla finita con una “schiavitù millenaria” e con lo “pseudo Stato barbarico e negriero”, cioè schiavista, diretto dal “Negus dei negrieri”, dal leader degli schiavisti. La propaganda del regime non si stancava di insistere: non potevano più essere tollerati gli “orrori della schiavitù”; a Milano il cardinale Schuster benediceva e consacrava l’impresa che “a prezzo di sangue apre le porte d’Etiopia alla fede cattolica e alla civiltà romana”, e, abolendo “la schiavitù, rischiara le tenebre della barbarie”. Nonostante fosse condotta mediante l’impiego massiccio di iprite e gas asfissianti e il massacro su larga scala della popolazione civile, la guerra era celebrata come un’operazione civilizzatrice e umanitaria e non priva di elementi democratici, dato che aboliva la schiavitù. Siamo portati a pensare alle sedicenti operazioni umanitarie dei giorni nostri. Come reagiva Togliatti a tale campagna? Nell’agosto 1935, nel suo Rapporto (La lotta contro la guerra) al VII Congresso dell’Internazionale Comunista, egli osservava: “Per intieri decenni, gli indigeni dell’Africa sono stati sottomessi a un regime non soltanto di sfruttamento e di schiavitù, ma di vero e proprio sterminio fisico. Gli anni di crisi hanno accresciuto gli orrori del regime coloniale instaurato dagli europei nell’immenso continente nero. D’altra parte, i fascisti, nella guerra condotta in Libia dal 1924 al 1929, hanno mostrato in modo non equivoco quali sono i metodi fascisti di colonizzazione. Anche in questo campo, il fascismo ha dimostrato di essere la forma più barbara di dominio della borghesia. La guerra dell’Italia in Libia è stata condotta, dal principio alla fine, come una guerra di sterminio delle popolazioni indigene”. […]
L'Imperatore d'Etiopia Hailé Selassié denunciò infatti di fronte alla Società delle Nazioni l'uso da parte dell'esercito italiano di armi chimiche contro la popolazione etiope con queste parole nel suo discorso del 12 maggio 1936: “È mio dovere informare i governi riuniti a Ginevra, in quanto responsabili della vita di milioni di uomini, donne e bambini, del mortale pericolo che li minaccia descrivendo il destino che ha colpito l'Etiopia. Il governo italiano non ha fatto la guerra soltanto contro i combattenti: esso ha attaccato soprattutto popolazioni molto lontane dal fronte, al fine di sterminarle e di terrorizzarle. […] Sugli aeroplani vennero installati degli irroratori, che potessero spargere su vasti territori una fine e mortale pioggia. Stormi di nove, quindici, diciotto aeroplani si susseguivano in modo che la nebbia che usciva da essi formasse un lenzuolo continuo. Fu così che, dalla fine di gennaio del 1936, soldati, donne, bambini, armenti, fiumi, laghi e campi furono irrorati di questa mortale pioggia. Al fine di sterminare sistematicamente tutte le creature viventi, per avere la completa sicurezza di avvelenare le acque e i pascoli, il Comando italiano fece passare i suoi aerei più e più volte. Questo fu il principale metodo di guerra”
Da ricordare che l'esercito italiano in tale conflitto ebbe perdite per un totale di circa 4.350 morti, mentre nei 6 anni di presenza italiana in Etiopia furono circa 760.300 le vittime etiopi, militari o civili. Riprendiamo con Losurdo:
«da sempre tendenzialmente genocide, anche quando sono scatenate da paesi a ordinamento liberale e democratico, le guerre coloniali diventano con il fascismo compiutamente e consapevolmente genocide. Per un altro verso, Togliatti riconosceva che “l’Abissinia è un paese economicamente e politicamente arretrato”. È vero, “non vi si ritrova ancora nessuna traccia di un movimento nazionale rivoluzionario e neppure di un semplice movimento democratico”; era ancora largamente presente il “regime feudale”. Occorreva allora appoggiare o per lo meno non contrastare il sedicente intervento civilizzatore e umanitario? Nulla di tutto questo. Al contrario Togliatti si dichiarava “pronto a sostenere la lotta di liberazione del popolo abissino contro i briganti fascisti”; e ciò in considerazione non solo delle infamie proprie dell’espansionismo e del dominio coloniale ma anche del fatto che la lotta anticolonialista, anche se condotta da paesi e popoli ancora al di qua della modernità, è comunque parte integrante del processo rivoluzionario mondiale che mette in crisi l’imperialismo (e il capitalismo). Disgraziatamente, anche questa lezione di Togliatti è andata smarrita. Nel 2011, la NATO è intervenuta massicciamente contro la Libia di Gheddafi. Per dirla con un filosofo autorevole ben lontano dal comunismo: “Oggi sappiamo che la guerra ha fatto almeno 30.000 morti, contro le 300 vittime della repressione iniziale” rimproverata al regime che l’Occidente era deciso a rovesciare. A invocare o ad avallare l’intervento in questa guerra, definita neocoloniale anche da numerosi studiosi, giornalisti e organi di stampa, sono state rispettivamente Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, e Rossana Rossanda, figura storica del “quotidiano comunista” italiano Il Manifesto. Questo accade quando si perde si abbandona la lezione fondamentale del marxismo-leninismo come teoria guida dell'azione».
Si confronti ora l'atteggiamento tenuto dai comunisti guidati da Togliatti con uno dei simboli più riusciti dell'Italia razzista e imperialista dell'epoca: il giornalista e storico Indro Montanelli, che negli anni della Repubblica italiana diventerà un faro per gli ambienti reazionari italiani. Nel 1936 scriveva:
«Razzismo, questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà. […] Il bianco comandi».53
La cosa paradossale è che Montanelli scrisse ciò dopo essere partito come volontario per la guerra d'Etiopia. Vi rimase qualche mese, durante i quali riuscì anche a comprare una ragazzina per 500 lire, con una modica spesa che comprendeva anche un cavallo e un fucile. Nel 1969, durante il programma televisivo di Gianni Bisiach L’ora della verità, Montanelli descrisse così l'evento:
«Pare che avessi scelto bene, era una bellissima ragazza, Milena, di dodici anni. Scusate, ma in Africa è un’altra cosa. Così l’avevo regolarmente sposata, nel senso che l’avevo comprata dal padre. […] Mi ha accompagnato assieme alle mogli dei miei ascari […] non è che seguivano la banda, ma ogni quindici giorni ci raggiungevano […] e arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita. […] non c’è stata nessuna violenza, le ragazze in Abissinia si sposano a dodici anni».
Tra l'agosto 1995 e il febbraio 1996 Montanelli entrò in polemica pubblica sulle pagine del giornale Corriere della Sera con lo storico Angelo Del Boca obiettando che in Etiopia non fossero stati utilizzati i gas da parte dell'esercito italiano. Dovette intervenire il generale Domenico Corcione, all'epoca ministro della Difesa, per confermare una volta per tutte le tesi di De Boca fornendo i documenti che provavano l'utilizzo di tali mostruose armi.54
52. D. Losurdo, «Concentrare tutte le forze» contro «il nemico principale», Marx21 (web), 8 marzo 2017. Per gli altri dati ci si è rifatti alla manualistica storica, in particolare a A. Desideri & M. Themelly, Storia e storiografia, vol. 3 – Il Novecento: dall'età giolittiana ai nostri giorni, cit.
53. I. Montanelli, Dentro la guerra, Civiltà Fascista, gennaio 1936.
54. Fonti usate: Elvira Banotti VS Indro Montanelli - L'ora della verità, 1969 (di Gianni Bisiach), Youtube, 3 settembre 2017; D. Messina, Le armi chimiche in Etiopia e l’ammissione di Montanelli, Corriere della Sera (web), 2 aprile 2016; Wikipedia, Indro Montanelli.