26 Settembre 2020

9.1 27 GENNAIO 1945: L'ARMATA ROSSA ABBATTE I CANCELLI DI AUSCHWITZ

«Dovremmo ricordarci che senza Stalin ora saremmo tutti nazisti. Invece Benigni, in una delle sue genuflessioni alla Chiesa e all'America, ha fatto liberare Auschwitz da un carro armato americano. Roberto! Auschwitz è stata liberata dall'Armata Rossa».
(Mario Monicelli denuncia la modalità con cui l'industria culturale occidentale riesce a distorcere la Storia attraverso un uso furbo del revisionismo storico, in questo caso veicolato attraverso uno stratagemma ludico come il film La vita è bella)52

Mentre avanzano in l’Europa, nel corso di una serie di offensive contro la Germania nazista, i sovietici cominciano a incontrare sul proprio cammino decine di migliaia di prigionieri provenienti dai campi di concentramento, molti dei quali sopravvissuti alle marce forzate che dai campi della Polonia occupata li avevano portati all’interno della Germania. Un gran numero di quegli ex-prigionieri è o malato o in grave stato di malnutrizione. Le forze sovietiche sono le prime ad avvicinarsi ad alcuni tra i campi più importanti, raggiungendo quello di Majdanek, vicino a Lublino (Polonia), nel luglio 1944. Sorpresi dalla rapida avanzata sovietica, i tedeschi avevano cercato di nascondere le prove dello sterminio distruggendo il campo e dando fuoco al grande forno crematorio usato per bruciare i corpi dei prigionieri uccisi, ma nella fretta dell’evacuazione le camere a gas erano rimaste intatte. Nell’estate del 1944, i sovietici conquistano anche le zone in cui si trovano i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, campi che i tedeschi avevano smantellato nel 1943, dopo l’eliminazione della maggior parte degli ebrei polacchi. Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa, precisamente la 60° Armata del Primo Fronte Ucraino, arriva nella cittadina polacca di Oswieçim (in tedesco Auschwitz). Le avanguardie più veloci, al comando del maresciallo Koniev, raggiungono il complesso di Auschwitz-Birkenau-Monowitz.
Verso le ore 15 i soldati sovietici abbattono i cancelli del campo di sterminio e liberano circa 7650 prigionieri, gli unici rimasti nel campo. I nazisti avevano infatti costretto la maggior parte dei prigionieri a marciare verso ovest (in quelle che sarebbero poi divenute famose come «marce della morte»). I sovietici trovano dei prigionieri emaciati e sofferenti, insieme a molte prove degli assassinii di massa compiuti. I tedeschi in ritirata avevano distrutto la maggior parte dei magazzini del campo, ma in quelli rimasti in piedi i sovietici trovano gli oggetti personali delle vittime: scoprono ad esempio centinaia di migliaia di abiti maschili, più di 800.000 vestiti da donna e oltre 6 tonnellate di capelli. Nei mesi seguenti, i sovietici liberano altri campi negli stati baltici e in Polonia. Poco tempo dopo la resa della Germania, forze sovietiche liberano i campi di concentramento di Stutthof, Sachsenhausen e Ravensbrück. I liberatori si trovano ad affrontare condizioni indescrivibili nei campi nazisti, con mucchi di cadaveri che giacciono in attesa di essere seppelliti. Solo dopo la liberazione di questi campi il mondo potrà finalmente conoscere le reali dimensioni dell’orrore nazista. La piccola percentuale di prigionieri sopravvissuti è estremamente provata dal lavoro forzato, dalla mancanza di cibo e da mesi o anni di maltrattamenti. Molti sono così deboli che a malapena riescono a muoversi. Per molto tempo le malattie rimangono uno dei maggiori pericoli e diversi campi devono essere bruciati per evitare il diffondersi di epidemie. I sopravvissuti ai campi di concentramento dovranno infine affrontare un lungo e difficile cammino prima di raggiungere la completa guarigione.53
52. Citato in A. Cazzullo, La mia Italia fra guerra e cinema, Corriere della Sera, 24 dicembre 2003.
53. Enciclopedia dell'Olocausto, La liberazione dei campi di concentramento nazisti, Ushmm.org.