23 Settembre 2020

9.5 LA TESTIMONIANZA DEL GENERALE SOVIETICO ZUKOV

«Quando mi si chiede cosa ricordo soprattutto dell'ultima guerra io rispondo sempre: la battaglia di Mosca. In quelle dure condizioni, che a volte erano di una complessità e difficoltà addirittura catastrofiche, le nostre truppe divennero temprate, mature, esperte e quando ricevettero i minimi mezzi tecnici necessari, queste forze difensive e in ritirata furono trasformate in una potente forza offensiva».

«Le consegne militari effettuate tra il 1 gennaio 1939 e il 22 giugno 1941 erano enormi. L’artiglieria ricevette 92.578 pezzi. Nuovi mortai da 82 e 120 millimetri furono introdotti poco prima della guerra. La Forza Aerea ricevette 17.745 aerei da combattimento, di cui 3.719 nuovi modelli. Le misure prese dal 1939 al 1941 hanno creato le condizioni richieste per ottenere rapidamente la superiorità qualitativa e quantitativa».

«Un’industria sviluppata, un’agricoltura collettivizzata, l’istruzione pubblica estesa a tutta la popolazione, l’unità della nazione, la potenza dello Stato socialista, il livello elevato di patriottismo del popolo, la direzione che, attraverso il Partito, era pronta a realizzare l’unità tra il fronte e le retrovie, tutto questo insieme di fattori fu la causa prima della grande vittoria che doveva coronare la nostra lotta contro il fascismo. Il solo fatto che l’industria sovietica avesse potuto produrre una quantità colossale di armamenti…prova che le basi dell’economia, dal punto di vista militare, erano state poste nel modo dovuto e che erano solide... In tutto ciò che era essenziale e fondamentale, il Partito e il popolo hanno saputo preparare la difesa della patria».58
Chi parla è il generale sovietico Žukov (19 novembre 1896 - 18 giugno 1974) e la battaglia di Mosca è quella che si svolge nel novembre-dicembre 1941, quando i soldati tedeschi giungono fino a un minimo di 8 km dal centro della capitale sovietica. Prosegue Žukov:
«Nella battaglia di Mosca, l'Armata Rossa, per la prima volta in sei mesi di guerra, inflisse una massiccia sconfitta strategica al principale raggruppamento delle forze hitleriane. Prima del combattimento nell'area di Mosca, vi erano state alcune azioni che avevano avuto un esito abbastanza buono per le nostre truppe in altri settori del fronte sovietico-tedesco, ma non possono essere paragonate con i risultati della grande battaglia di Mosca, dove l'organizzata e risoluta difesa contro le forze superiori di Hitler e il rapido passaggio alla controffensiva arricchirono l'arte militare sovietica e dimostrarono la crescente maturità operativa e tattica dei capi militari sovietici».
Della battaglia di Mosca il generale Žukov è il principale protagonista, tanto è vero che si meriterà da allora in poi il soprannome di “Spasitel”, cioè il salvatore, appunto, di Mosca (altri suoi soprannomi: “Ariete”, “Uragano”, “Invincibile”). La baldanzosa fede nella vittoria di questo simpatico generale sovietico, che nel dopoguerra diventa amico di molti generali alleati, si rivela nella frase con la quale risponde all'inizio di dicembre a Stalin che gli chiede se sia realmente possibile salvare la capitale: «Terremo Mosca, senza il minimo dubbio!» e nelle fasi successive della guerra la sua parola d'ordine sarà sempre:
«Avanti! Non ci fermeremo fino a Berlino!»
Georgij Žukov nasce, figlio di un calzolaio, il 19 novembre 1896 presso Strelkovka, nel distretto di Kaluga. All'inizio della Prima Guerra Mondiale, a nemmeno 18 anni, presta servizio nell'esercito zarista, entrando nel reggimento cosacco di Novgorod dei dragoni dello zar. In questo corpo di cavalleria diventa sottufficiale e quando nel 1917 scoppiano le manifestazioni contadine e operaie, il giovane Žukov si unisce ai rivoltosi. Entra nella Guardia Rossa, nella 1° Divisione di cavalleria, e prende parte alla guerra civile contro le truppe di Wrangel e di Denikin. Fa carriera rapidamente nell'esercito, fino a diventare comandante di divisione e poi comandante di corpo d'armata. Nel 1938 è spedito in Estremo Oriente, al comando del Primo Gruppo d'Armate Sovietiche in Mongolia per organizzare e comandare la guerra di frontiera contro i giapponesi, impegnati nella zona con l'Armata Kwantung. Dopo un periodo di scontri di frontiera combattuti senza una dichiarazione ufficiale di guerra, le scaramucce si estendono in un vero e proprio conflitto, con l'impiego da parte dei giapponesi di circa 80.000 uomini, 180 carri armati e 450 aerei. Punto di svolta è la battaglia di Khalkhin Gol. Žukov, dopo aver ottenuto rinforzi il 15 agosto 1939, passa all'offensiva, ordinando quello che a prima vista sembra un convenzionale attacco frontale. Invece di lanciare tutte le sue forze all'assalto tiene di riserva due brigate di carri armati, che successivamente riescono ad accerchiare le forze nemiche avanzando ai lati dello scontro principale. L'intera Sesta Armata giapponese, circondata e senza più rifornimenti, catturati anch'essi dalle forze corazzate sovietiche, si vede costretta ad arrendersi dopo pochi giorni. Grazie a questa importante vittoria, Žukov diventa un personaggio militare affermato al livello nazionale e stimato dai vertici dello stato maggiore. Nel 1940 infatti è nominato comandante del distretto militare di Kiev e più tardi capo di stato maggiore generale, ruolo che gli impone di riorganizzare, assieme al generale Timošenko, l'Armata Rossa dopo le Grandi Purghe.
A seguito dell'invasione tedesca è scelto da Stalin per comandare lo schieramento sovietico in difesa della capitale che si troverà ben presto a portata di mano delle armate tedesche. Il successo nella difesa di Mosca e la guida della successiva controffensiva gli meritano l'ingresso nella Stavka, il quartiere generale dell'alto comando. Insieme a Vorosilov, Molotov e al capo di stato maggiore generale Saposnikov, Žukov partecipa con successo a diverse fondamentali fasi successive della seconda guerra mondiale. Žukov tornerà in primo piano in occasione della battaglia di Stalingrado. È lui a preparare, insieme ai generali Voronov e Vasilevskij, il piano offensivo che consentirà ai sovietici di isolare la VI Armata del generale tedesco Paulus, circondandola completamente e tagliandole le vie di rifornimento in modo da ridurla alla resa.
Partecipa poi alla battaglia di Kursk e a quella di Crimea finché, nella sua qualità di comandante del secondo fronte bielorusso, prende parte alle fasi decisive della guerra, partecipando in prima persona alla conquista di Berlino. Quando il 25 luglio 1945 sulla Piazza Rossa di Mosca si svolge la grande parata per celebrare la vittoria sulla Germania, Žukov ha l'onore di essere l'unico generale che, insieme a Stalin, prende posto sulla terrazza del mausoleo di Lenin. Žukov è uno dei militari sovietici più decorati in assoluto e l'unico a ricevere 4 volte il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica oltre a Brežnev, che però se li è attribuiti da solo. Inoltre è uno dei tre ufficiali a ricevere due volte l'Ordine della Vittoria. Nonostante ci siano varie ombre nel periodo successivo (ci torneremo più avanti) che trascorse fino alla morte, avvenuta a Mosca il 18 giugno 1974, merita gli omaggi e i ringraziamenti per l'operato svolto nella difesa del socialismo contro la barbarie del nazifascismo e del capitalismo.59
58. Citati in A. Calcidese, La grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo, cit. e in C. Mazzocchio & F. Bernabei, Gen. Georgij Zukov, Corazzati.it, sito di approfondimento di questioni militari della seconda guerra mondiale.
59. Fonti usate: Ibidem; Wikipedia, Georgij Konstantinovič Žukov.