17 Maggio 2022

4.10. IL MONITO (INASCOLTATO) DI PASOLINI AI GIOVANI

«Ecco l’angoscia di un uomo della mia generazione, che ha visto la guerra, i nazisti, le SS, che ne ha subito un trauma mai totalmente vinto. Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle SS: e vedo così stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare».
(Pier Paolo Pasolini, estratto da un discorso pronunciato alla Festa dell’Unità di Milano nel 1974)49
Perché collegare questo ragionamento di Pasolini all'immagine di giovani tedeschi che si muovono in prima persona per far crollare il muro di Berlino? Per esprimere l'idea che tale evento sia stata una sciagura per l'umanità intera! La caduta di quel muro non ha portato benessere e libertà, ma disoccupazione e schiavismo nella parte orientale della Germania, aprendo più in generale le porte alla violenza capitalistica in tutto l'Est europeo. Il pensiero pasoliniano si può adattare a molti altri frangenti della nostra società: pensate ai giovani che fanno le file notturne al fine di acquistare per primi il nuovo modello dell'iPhone. Pensate a chi lavora volontariamente 12 ore al giorno per comprarsi un modello di macchina più lussuoso (usata magari per andare al lavoro...). Il capitalismo vive e prospera nell'assenza di cultura e nell'alienazione. Lottare contro l'analfabetismo (in particolar modo politico) è un dovere, Il martello non va usato contro i muri che separano dalla barbarie, bensì contro il capitalismo e i suoi valori disumani.
Il risultato della caduta del Muro è stato il seguente:
«Il 3 ottobre 1990 l'imperialismo tedesco proclamò euforicamente la “riunificazione” tedesca. In realtà essa fu la criminale distruzione controrivoluzionaria della gloriosa Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e la sua annessione forzata da parte dei monopoli tedeschi. Dopo la capitolazione e la sconfitta della direzione del Partito di Unità Socialista (SED), della STASI antifascista e dell'Esercito Popolare Nazionale (NVA), 30 mila voraci burocrati tedesco-orientali si scatenarono per assicurarsi il controllo di tutte le leve di economia, amministrazione, educazione, giustizia e società della DDR. Dall'ottobre 1990 al dicembre 1994, il 75% dell'economia dello Stato socialista più avanzato ed industrializzato fu distrutto. Il 90% dell'impiego industriale liquidato. L'85% delle imprese della DDR furono prese dal capitale imperialista tedesco, il 9% dal capitale di Francia, Svizzera, Austria, Regno Unito ed Olanda e solo un 6% rimase in mani tedesco-orientali. Diritti sociali elementari come la piena occupazione, la previdenza sociale completa, lo sport e cultura gratuiti, l'accesso alla casa, l'istruzione universale gratuita e di alto livello, ed altri ancora, furono eliminati per sempre».
E ancora:
«Nel 2003, la percentuale della popolazione che viveva al di sotto della soglia di povertà, nella parte occidentale era del 13%, in quella orientale era salita al 17,7%. Mentre nelle fabbriche occidentali solo il 70% dei lavoratori ha ancora un contratto di lavoro a tempo indeterminato (impensabile fino al 1990), ad oriente la situazione è ancora più drammatica con il 45,5% diviso tra lavoro precario e lavoro nero».50
Non stupisce che oggi una delle magliette più gettonate tra i berlinesi dell’est abbia questo slogan: «Ridatemi il mio muro. E questa volta fatelo due metri più alto!»51
49. P. P. Pasolini, Il genocidio, Rinascita-Dalezaccaria.com, 27 settembre 1974.
50. R. Paz, Assalto all'Est, Avante!-CCDP, 10 ottobre 2010.
51. M. L. Andriola, Davanti alla crisi l’Europa scopre la nostalgia per il socialismo reale, Linkiesta.it, 21 agosto 2015.

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