27 Gennaio 2021

3.4. SUL DISSIDIO CON LA CINA

«Ed ora passiamo alle nostre relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. Come è noto, i dirigenti cinesi hanno avanzato una propria particolare piattaforma ideologica e politica, che nelle questioni fondamentali della vita internazionale e del movimento comunista mondiale è incompatibile con il leninismo, e ci hanno chiesto di rinunciare alla linea del XX congresso e del Programma del PCUS. Essi hanno lanciato un'intensa propaganda ostile al nostro partito e al nostro paese, hanno avanzato pretese territoriali nei confronti dell'Unione Sovietica e sono persino arrivati a provocare incidenti armati di frontiera nella primavera e nell'estate del 1969. Il nostro partito ha preso decisamente posizione contro i tentativi di travisare la dottrina del marxismo-leninismo, di scindere il movimento comunista internazionale, le file dei combattenti contro l'imperialismo. Agendo con calma e senza accettare provocazioni, il CC del PCUS e il Governo sovietico hanno fatto quanto era in loro potere per conseguire una normalizzazione dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese. Nell'ultimo anno e mezzo, in seguito all'iniziativa promossa da parte nostra, sono apparsi sintomi di una certa normalizzazione nei rapporti fra l'URSS e la RPC. Nel settembre 1969 ha avuto luogo un incontro fra i capi di governo dei due paesi, dopo il quale si sono aperte trattative a Pechino fra delegazioni governative per la sistemazione delle questioni di frontiera. Le trattative procedono lentamente e per assicurarne un esito felice, s'intende, ci vuole la posizione costruttiva non di una parte soltanto. Alla fine dell'anno scorso si è avuto fra l'URSS e la RPC uno scambio di ambasciatori. Dopo un notevole intervallo sono stati firmati accordi commerciali, cresce in una certa misura il commercio reciproco. Sono passi utili. Siamo disposti a continuare ad agire nella medesima direzione. Ma, d'altra parte, compagni, noi, certamente, non possiamo non vedere che nella propaganda e nella politica della Cina perdura una linea antisovietica. Non solo, ma questa linea ostile all'Unione Sovietica è stata sancita nelle decisioni del IX congresso del PCC.
Che cosa si può dire a questo proposito? Noi respingiamo decisamente le invenzioni calunniose sulla politica del nostro partito e del nostro Stato, diffuse da Pechino e inculcate al popolo cinese. Seminare zizzanie tra la Cina e l'URSS è tanto più assurdo e nocivo, ove si pensi che ciò avviene in una situazione in cui gli imperialisti intensificano le loro azioni aggressive contro i popoli amanti della libertà. La situazione richiede più che mai la coesione, l'unità d'azione di tutte le forze antimperialistiche e rivoluzionarie, e non che si attizzi l'ostilità fra Stati come l'URSS e la Cina. Noi non transigeremo sugli interessi nazionali dello Stato sovietico. Il PCUS si batterà instancabilmente anche in avvenire per la coesione dei paesi socialisti e del movimento comunista sulla base del marxismo-leninismo. Al tempo stesso il nostro partito e il Governo sovietico sono profondamente convinti che un miglioramento delle relazioni fra l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese risponderebbe agli interessi essenziali, duraturi dei nostri due paesi, agli interessi del socialismo, della libertà dei popoli e del rafforzamento della pace. Perciò siamo disposti a contribuire in tutti i modi non solo alla normalizzazione delle relazioni, ma anche al ripristino dei rapporti di buon vicinato e dell'amicizia fra l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese, ed esprimiamo la certezza che, in ultima analisi, ciò sarà raggiunto. Tale è la nostra posizione di principio. L'abbiamo ribadito ripetutamente, ci atteniamo fermamente ad essa e la confermiamo in pratica. Per quanto concerne l'Albania, noi, come per il passato, siamo disposti a ristabilire normali relazioni con essa. Ciò gioverebbe sia ai nostri due paesi che agli interessi comuni degli Stati socialisti».30
30. Ibidem.