17 Maggio 2022

4.2. IL GOLPE PERFETTO DELLA CIA

«I capi della CIA crearono un mito attorno all'operazione Success, così come avevano fatto con il colpo di Stato in Iran. Secondo la linea ufficiale, la missione era stata un capolavoro. In verità, “non pensavamo proprio che fosse un gran successo” avrebbe dichiarato in seguito Jake Esterline, che alla fine dell'estate divenne il nuovo capo della stazione in Guatemala. Il golpe era riuscito in larga misura grazie alla forza bruta e a una fortuna sfacciata. Ma la CIA raccontò tutta un'altra storia a un briefing formale tenuto alla Casa Bianca per il presidente il 29 luglio 1954. […] Nell'ala est della Casa Bianca, in un locale oscurato per una proiezione di diapositive, la CIA rifilò ad Eisenhower una versione truccata dell'operazione Success. Quando si riaccesero le luci, la prima domanda del presidente fu per Rip Robertson, il “paramilitare”.
Quanti uomini ha perso Castillo Armas?” gli chiese Ike [Eisenhower, ndr].
Solo uno” esclamò Robertson.
Incredibile” esclamò il presidente.
Era una menzogna spudorata. Almeno quarantatré uomini di Castillo Armas erano stati uccisi durante l'offensiva, ma nessuno dei presenti contraddisse Robertson. Fu un punto di svolta negli annali della CIA. Le storie di copertura che richiedeva l'attività clandestina all'estero erano diventate a tutti gli effetti parte integrante della condotta politica a Washington. Bissell lo ha dichiarato apertamente: “Molti di noi che entrarono nella CIA non si sentivano obbligati a osservare tutte le norme etiche nelle azioni che intraprendevamo come membri dello staff”. Lui e i suoi collaboratori erano pronti a mentire al presidente per proteggere l'immagine dell'agenzia. E le loro menzogne ebbero conseguenze durature». (Tim Weiner)31
Per Washington ci sono motivi sufficienti per organizzare il golpe: la CIA prende i primi contatti con alcuni ufficiali militari di destra a partire dal marzo del '53 e inizia a rifornirli di armi. La United Fruit finanzia l'operazione con 64 mila dollari. Un mese dopo scoppiano i primi disordini, repressi dalle truppe fedeli ad Arbenz, ed emerge il ruolo della United Fruit, ma non della CIA. Gli USA prendono accordi con il dittatore nicaraguense Somoza che mette il proprio territorio a disposizione della preparazione del golpe: sono costruiti una pista di volo e basi per l'addestramento di centinaia di uomini (esuli guatemaltechi e mercenari del Nord e Centro-America). 30 aeroplani guidati da piloti statunitensi, con basi in Nicaragua, Honduras e nella Zona del Canale sono pronti all'operazione. I “ribelli”, guidati da Carlos Castillo Armas, avrebbero invaso il paese dall'Honduras. Armamenti con contrassegni sovietici sono accumulati per disperderli sul territorio guatemalteco una volta invaso, al fine di avvalorare la tesi inconsistente di una presenza russa cospiratoria nel paese. Sono infine organizzate trasmittenti radio nascoste lungo i confini (una nell'ambasciata statunitense) per diffondere una propaganda avversa ad Arbenz.
La macchina del golpe si sviluppa rapidamente: la CIA cerca di corrompere altri ufficiali militari mentre una radio clandestina inizia a trasmettere appelli diretti ai militari e al popolo affinché si uniscano al “movimento di liberazione”. Per danneggiare Arbenz si diffonde la notizia che voglia sostituire l'esercito con la milizia popolare, mettendo in allarme i militari, che chiedono ad Arbenz di cacciare tutti i comunisti dal governo (per la cronaca non c'erano ministri comunisti, ma solo alcuni sottosegretari). Arbenz rifiuta, come rifiuta successivamente di farsi corrompere da una grossa somma di denaro della CIA. Non c'è bisogno di mettere in atto le classiche manovre economiche perché basta un uso sapiente della propaganda, organizzata in maniera spettacolare facendoci ricordare le stesse dinamiche assistite in anni recenti nell'ambito delle “rivoluzioni colorate”: tramite la USIA (US Information Agency) in tutta l'America Latina nelle settimane precedenti il golpe, sono piazzati più di 200 articoli in cui si accusano i dirigenti guatemaltechi di essere comunisti o filo-comunisti. Vale la pena riportare il passaggio integrale di Blum:
«impiegando un metodo che sarebbe in seguito diventato una pratica standard della CIA-USIA in tutta l'America Latina e anche in altre parti del mondo […] gli articoli comparsi in un paese vennero ripresi dai giornali di altre nazioni, sia dietro pagamento della CIA sia perché, più semplicemente, la storia era interessante. […] la tattica prevedeva che gli articoli sembrassero opera di giornalisti indipendenti mascherando così ancor di più il legame della notizia con gli americani. L'USIA distribuì in tutto l'emisfero più di 100.000 copie di un pamphlet intitolato Chronology of Communism in Guatemala, oltre a 27.000 copie di cartelloni e poster anticomunisti. L'agenzia per la propaganda americana, inoltre, produsse tre film sul Guatemala dai contenuti piuttosto prevedibili, e cinegiornali di sostegno agli Stati Uniti da proiettare gratuitamente nei cinema».
Nella campagna contro Arbenz, la CIA mobilita anche la Chiesa, attraverso il cardinale anticomunista di New York, Spellman, che contatta l'arcivescovo Mariano Rossell Arellano:
«fu così che il 9 aprile del 1954, nelle chiese cattoliche guatemalteche fu letto un messaggio pastorale che metteva in guardia la comunità contro la presenza nel paese di un demonio chiamato comunismo e che chiedeva al popolo di “sollevarsi come un sol uomo contro questo nemico di Dio e della nazione” o, quanto meno, di non schierarsi a difesa di Arbenz. Per comprendere quale valore potesse avere questa iniziativa, è necessario ricordare che la classe contadina del Guatemala non solo era religiosa, ma ben pochi agricoltori sapevano leggere e quindi questo era l'unico modo con cui potevano ascoltare la parola di Dio. Per quelli che sapevano leggere, molte migliaia di opuscoli che riportavano il messaggio dell'arcivescovo furono sganciati da aerei su tutto il paese. […] Qualche settimana dopo, un aereo senza contrassegni paracadutò sulla costa del Guatemala armi con marchio sovietico».
Quando il governo Arbenz scopre alcuni materiali compromettenti e denuncia la manovra destabilizzante degli USA, il dipartimento di Stato da Washington bolla le accuse come «ridicole e false» mentre giornali come Time e New York Times negano ogni coinvolgimento statunitense nel complotto concludendo si tratti di una manovra «progettata da Mosca».32
31. Tim Weiner, CIA, cit., pp. 103-104.
32. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 109-124.

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