29 Settembre 2022

4.4. POVERTÀ E TERRORE DI MASSA

Negli anni successivi ci sono molte altre rivolte in Guatemala. Nel 1960 si ribella una parte degli ufficiali dell'esercito, stavolta contro il regime corrotto filo-statunitense del generale Miguel Ydigoras Fuentes. La protesta riguarda l'assenza di sovranità nazionale e la trasformazione del paese in un «trampolino di lancio per un'invasione di Cuba»; emerge tra l'altro l'ammirazione per le politiche di Castro. La CIA riprende il consueto bombardamento aereo delle postazioni dei ribelli che passano alla clandestinità dove, a contatto con i contadini, radicalizzano le proprie posizioni. Nel 1962 alcuni di questi ufficiali sarebbero apparsi tra i leader del movimento di guerriglia “Tredici Novembre”, che si diffonde, seppur lentamente, nelle campagne, a causa della miseria dilagante: contadini e poveri sono prevalentemente amerindi, analfabeti, privi di assistenza sanitaria e di terra, spesso fanno un lavoro miserabile; costituiscono il 75% circa della popolazione, sono affetti da cronica malnutrizione, la metà dei loro figli muore prima dei 5 anni e loro stessi muoiono anzitutto per gastroenterite a causa dei pesticidi tossici irrorati dagli aeroplani: dannosi per la salute ma perfetti per aumentare la produttività dei raccolti.
«Gli uomini nelle piantagioni di caffè, che guadagnano da 20 a 50 centesimi di dollaro al giorno e vivono in condizioni che rammentano da vicino quelle dei campi di concentramento, sono considerati dagli altri guatemaltechi più bestie da soma che esseri umani. Un annuncio per la vendita di una grande piantagione recita: “200 ettari e 300 indios”».
L'annichilimento della dignità e la fiacchezza fisica sono già un enorme ostacolo ad aderire anche solo psicologicamente all'idea di ribellarsi unendosi alla guerriglia. Pesa anche l'alienazione religiosa: «da ferventi cattolici, essi avevano la tendenza a credere che la loro misera condizione fosse una punizione divina per i loro peccati». In questo clima gli USA fanno cadere con un golpe il generale Ydigoras nel marzo del '63, giudicato troppo permissivo verso i seguaci residui di Arbenz, e pilotano le elezioni del 1966 in modo da far vincere un proprio uomo di fiducia, Julio Cesar Mendez Montenegro, un civile che in realtà diventa un burattino dei militari. Questi, in stretta collaborazione con gli USA che forniscono loro armi e addestramento (entro il 1970 30 mila elementi della polizia guatemalteca sono addestrati dall'Office of Public Safety), lanciano un'offensiva in grande stile contro la guerriglia. Si scatena nuovamente il terrore: nel giro di un anno e mezzo (ottobre '66 - marzo '68) sono uccisi tra i 3000 e gli 8000 guatemaltechi da polizia, militari, squadroni della morte della destra («spesso poliziotti o soldati in abiti civili che commettevano atrocità troppo efferate perché il governo potesse assumersene la paternità») e vigilantes anticomunisti. Nel '72 i morti diventano 13 mila. Nel '76 sono 20 mila tra uccisi e scomparsi. Per distruggere la guerriglia e ogni tipo di opposizione politica vengono usati perfino bombardamenti al napalm e tecniche di tortura terribili simili a quelle usate in Vietnam. Sempre nel '76 un fortissimo terremoto uccide oltre 20 mila persone. Quando arrivano alcuni soccorritori della Chiesa americana a portare conforto e aiuti, è forte lo shock per la condizione delle vittime e le loro condizioni di vita. Si crede che il terremoto abbia creato una catastrofe umanitaria. Il gruppo dei soccorritori non si trovava però nell'area del sisma e stava assistendo alla vita quotidiana di un abitante guatemalteco.
Nello stesso anno sorge un nuovo movimento guerrigliero, l'Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP), che nel 1981 denuncia come il livello delle persone assassinate dal governo a partire dal 1954 abbia raggiunto almeno quota 60 mila.
La testimonianza del futuro premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù Tum:
«mio fratello sedicenne Patrocino fu catturato e torturato per molti giorni e poi portato insieme ad altri venti giovani sulla piazza […] Un ufficiale dell'esercito […] ordinò che i prigionieri fossero fatti sfilare, poi iniziò a insultare e minacciare gli abitanti del villaggio, che furono costretti a uscire dalle loro case per assistere all'evento. Io ero con mia madre, e vedemmo Patrocino: gli avevano tagliato la lingua e le dita dei piedi. Quello sciacallo di ufficiale fece un discorso. Ogni volta che faceva una pausa i soldati picchiavano gli indios prigionieri. Quando ebbe finito il suo sproloquio, i corpi di mio fratello e degli altri prigionieri erano tumefatti e coperti di sangue, irriconoscibili. Era mostruoso, ma erano ancora vivi. Furono gettati a terra e cosparsi di benzina. I soldati appiccarono il fuoco su quei corpi disgraziati con le torce, e il capitano rideva come una iena mentre costringeva gli abitanti […] a guardare».
Ancora per tutti gli anni '80 gli USA proseguono, talvolta di nascosto dal Congresso, per volontà della CIA e di Reagan, ad addestrare le truppe locali. Aiuti economici e militari continuarono ad arrivare anche successivamente, anche se manca per il periodo più recente la conferma dei documenti, non ancora desecretati.
Le violenze continuano per tutti gli anni '80 e anche oltre.34
34. Ivi, pp. 220-222, 341-355.

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