29 Settembre 2022

4.3. GUERRA PSICOLOGICA PER LA “RIVOLUZIONE COLORATA” DEL '54

Il golpe scatta il 18 giugno 1954: per svariati giorni gli aerei statunitensi, opportunamente mascherati, iniziano a mitragliare case e bombardare Palazzo Nazionale, porti, depositi di carburante, magazzini di munizioni, caserme militari, aeroporti, scuole. Nel frattempo parte l'offensiva della dell’esercito organizzato dalla CIA, che invade il paese dall'Honduras ma è presto fermato dalle truppe regolari guatemalteche. Gli USA godono però del controllo mediatico: le radio clandestine lanciano continui appelli alla popolazione, chiedono le dimissioni di Arbenz e vantano enormi successi delle truppe ribelli.
La CIA riesce anche ad interrompere una trasmissione radio del Presidente tesa a rassicurare la popolazione. Vengono usati tutti gli espedienti della disinformazione. Su tutto il territorio si effettuano finti attacchi paracadutistici in modo da accentuare l'impressione di un'invasione in grande stile. La United Fruit distribuisce ai giornali foto di corpi mutilati in procinto di essere seppelliti in una fossa comune, spacciandole falsamente come atrocità commesse dal regime di Arbenz. Le foto, la cui provenienza è ignota perfino alla stessa United Fruit, fanno il giro del mondo. Questa vera e propria guerra psicologica si combatte all'insaputa dell'intero “mondo libero”. Mentre i giornali statunitensi e quelli occidentali diffondono le menzogne della CIA però scoppiano furiose proteste popolari (e/o governative) contro gli USA in almeno 11 paesi dell'America Latina. Tali reazioni sono commentate nei giornali statunitensi come conseguenza della diffusione del morbo del comunismo in America Latina. Il ministro guatemalteco Toriello si appella all'ONU ma gli USA riescono ad impedire che la questione venga discussa dal Consiglio di Sicurezza. La CIA nel frattempo fa bombardare con munizioni a salve il territorio dell'Honduras così da far gridare il paese di essere attaccato da apparecchi guatemaltechi. Alla fine gli ufficiali guatemaltechi, alcuni dei quali corrotti dalla CIA con mazzette da 60 mila dollari, impongono ad Arbenz le dimissioni e bloccano i suoi tardi tentativi di armare il popolo: «le forze di Castillo Armas non avrebbero mai potuto sconfiggere il ben più numeroso esercito guatemalteco, ma gli attacchi aerei, assieme alla diffusa convinzione dell'invincibilità del nemico, convinsero gli ufficiali militari del Guatemala a costringere Arbenz alle dimissioni».
Quando il comandante dell'Esercito Carlos Dìaz prende provvisoriamente le redini del governo e va a trattare con l'ambasciatore statunitense, quest'ultimo gli presenta «una lunga lista che conteneva i nomi di alcuni capi politici, chiedendo a Dìaz di fucilarli entro le 24 ore». L'ambasciatore chiarisce che vanno uccisi perché comunisti. Dìaz rifiuta. La CIA fa riprendere i bombardamenti aerei dopo poche ore. Dopo aver guidato la “rivolta”, il colonnello Castillo Armas diventa in breve tempo il nuovo capo del governo; nel giro di un mese migliaia di persone (72 mila secondo alcune fonti, 200 mila secondo altre) sono arrestate perché sospettate di essere comuniste. Molti sono torturati e uccisi. Il nuovo regime vanifica «i diritti politici di tre quarti dei votanti del Guatemala depennando gli analfabeti dai registri elettorali», vieta ogni tipo di organizzazione partitica, sindacale o contadina, chiude i giornali dell'opposizione e inizia roghi di libri “sovversivi”.
John Foster Dulles insiste perché il governo arresti tutti coloro che si sono rifugiati nelle ambasciate straniere ma Castillo Armas rifiuta. È una fortuna perché «tra coloro che cercarono rifugio nell'ambasciata argentina c'era un dottore argentino di 25 anni che rispondeva al nome di Ernesto “Che” Guevara».33
33. Ibidem.

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