03 Ottobre 2022

3.1 IL RIVOLUZIONARIO “FUORILEGGE” PANCHO VILLA

«Quando sarà instaurata la nuova Repubblica, nel Messico non ci sarà più l’esercito. Gli eserciti sono il più grande sostegno della tirannide. Non ci può essere dittatore senza esercito. I soldati li manderemo a lavorare. In tutta la Repubblica saranno istituite delle colonie militari formate da veterani della rivoluzione. Lo Stato le doterà di terreni coltivabili e creerà grandi imprese industriali per dar loro lavoro. Lavoreranno tre giorni la settimana, e duramente, perché il lavoro onorato è più importante dell'uso delle armi e solo un lavoro di questo tipo forma i buoni cittadini. Negli altri giorni riceveranno l'istruzione militare e, a loro volta, la impartiranno agli altri messicani. In questo modo, se la patria sarà in pericolo, un semplice colpo di telefono dal Palacio Nacional di Città del Messico basterà a far sollevare, nel giro di mezza giornata, tutto il popolo dai campi e dalle fabbriche, ben armato, equipaggiato e organizzato per la difesa dei suoi figli e delle sue case». (Pancho Villa)10
Pancho Villa è stato uno dei più grandi capi rivoluzionari messicani. A differenza di altri protagonisti della guerra civile messicana, ha un passato di fuorilegge. Questo fatto ha pesato non poco sul giudizio storico e politico sul personaggio, a partire dal sospetto avanzato da alcuni che egli fosse estraneo ai movimenti sociali delle campagne e al movimento operaio dell'epoca. I dubbi sorgono su una vita che profuma di leggenda: c'è chi lo presenta vittima del dispotismo dei signori della terra e delle autorità politiche, chi ha perpetuato l'idea di un bandito violento, fino al quadretto epico che lo dipinge come un moderno Robin Hood.
Negli ultimi tempi si è fatta strada una lettura che ridimensiona l'immagine tradizionale di Villa come fuorilegge, dimostrando come egli abbia condotto un'esistenza legale, pur costellata da episodi minori di contrasto con le autorità locali per piccoli furti o per il tentativo di evitare la coscrizione. Non si sono verificate forme di persecuzione sistematica nei suoi confronti. In pratica vengono messi in discussione i tratti psicologici della sua figura connessi al banditismo. José Doroteo Arango Arámbula, il vero nome di Pancho Villa, nasce a San Juan del Rio, Durango, il 5 giugno 1878 da una famiglia di poveri contadini.
Secondo un racconto da lui stesso riportato, a 16 anni uccide il proprietario di una grande fattoria – una di quelle che all’epoca si chiamano haciendas – per vendicare lo stupro della sorella. Per sfuggire alla giustizia si rifugia sulle montagne a nord del Messico e si unisce a un gruppo di banditi (episodio, questo, messo però in dubbio dagli storici). Prende parte alla rivoluzione del 1910-1911 contro la trentennale dittatura di Porfirio Diaz, organizzando bande contadine in una guerriglia nello Stato di Chihuaha e contribuendo alla vittoria del liberal-progressista Francisco Madero. La partecipazione di Villa alla prima rivoluzione a Chihuahua viene ricondotta ad una naturale predisposizione propria degli uomini di estrazione popolare, privi di particolari ambizioni politiche o aspirazioni democratiche ma capaci di stringere vincoli con i dirigenti contadini locali.
La partecipazione, nel 1912, alla difesa del governo Madero è invece dovuta alla sollecitazione di quest'ultimo e del governatore locale, Abraham González. Le grandi campagne militari nel Nord durante la seconda rivoluzione del 1913 lo trasformano in un capo carismatico e in un dirigente politico, allorché nel dicembre di quell'anno diventa governatore rivoluzionario. La reazione controrivoluzionaria, concretizzatasi nell'alleanza tra l'esercito e le classi dominanti, porta però all'instaurazione della dittatura del generale Victoriano Huerta nel 1913-1914. Dopo il colpo di Stato del generale reazionario e l'assassinio di Madero (1913), Pancho Villa si unisce ai costituzionalisti di Carranza per mettere fine all'odiato governo. Gli Stati Uniti, che avevano larghi interessi economici in Messico e un ampio confine territoriale in comune, si schierano contro Huerta ma si limitano ad occupare Vera Cruz nell'aprile del 1914 e Chihuahua nel marzo 1916. Venuto in contrasto con lo stesso Carranza, perché considerato troppo moderato, Villa appoggia, insieme al rivoluzionario Emiliano Zapata, il progetto di una grande riforma agraria (piano di Ayala, 25 novembre 1911), fino a conquistare tutta la regione del nord del Messico. Approfittando del periodo di confusione nel paese riesce infine ad occupare la stessa Città del Messico (1914-1915). Subisce quindi una sconfitta da parte del comandante Obregon a Celaya nel 1915 e successivamente anche ad opera del costituzionalista Calles, già partigiano di Obregon. Rinizia l'attività di guerriglia (1916-1920), ma e il periodo della sua “rinascita”, che va ricondotta a fattori politici generali in larga parte connessi alle prese di posizione degli Stati Uniti nei confronti del Messico rivoluzionario. Nel 1916, dopo una sconfitta, la banda di Villa fa un’incursione negli Stati Uniti, facendo rifornimento di armi da un deposito militare. Gli Stati Uniti inviano una spedizione a dargli la caccia e per la prima volta l’esercito americano utilizza aerei e camion in un’operazione militare. L'ostilità dei nordamericani dipende però da motivi politici più ampi, avendo il presidente Wilson riconosciuto ufficialmente il governo di Carranza. Villa riesce tuttavia a sottrarsi alla spedizione del generale Pershing. Nel 1919 viene assassinato l’altro famoso comandante dei guerriglieri, Zapata. Villa rimane uno dei pochi ad opporsi al governo dell’ennesimo nuovo presidente, Venustiano Carranza. Quando anche Carranza, che Villa considera un nemico personale, viene assassinato da alcuni rivali politici, Villa fa sapere al nuovo governo di essere disposto a ritirarsi dalla guerriglia in cambio di un’amnistia. In seguito depone le armi sotto il governo di Adolfo de la Huerta e si ritira in una fattoria a Durango.
Muore assassinato il 20 luglio 1923 a Parral (Chihuahua). La sua morte segna una svolta determinante per il sistema politico messicano. Si è imposta la versione della “vendetta personale”, classico scenario che si prospetta quasi sempre in relazione a delitti di Stato.
Secondo alcuni invece Villa è stato ucciso da un rivale politico perché aveva deciso di candidarsi a presidente del Messico. Non è Villa comunque che gli uomini di potere temono, ma ciò che rappresenta, la sua gente, i rancheros, i peones, che inseguono il sogno di ribellarsi e rovesciare il regime dei padroni.
La rivoluzione messicana, non a caso, è stata a lungo ritenuta la prima rivoluzione sociale del Novecento con il suo carattere popolare, agrario e nazionalista, anche se alcuni studiosi hanno avanzato l'interpretazione che sia stata una rivoluzione politica diretta alla costruzione di uno Stato capace di promuovere lo sviluppo capitalistico. Il carattere populista del regime deriverebbe dal timore della nuova classe politica di affrontare la forza acquisita dai movimenti popolari. Il giudizio sul movimento di Villa invece continua tuttora ad essere controverso perché, da un lato esso presenta indubbiamente differenze rispetto a quello etnicamente più coeso di Zapata, dall'altro sembra avere analogie con altri movimenti che si sono limitati alla confisca della proprietà fondiaria per finanziare la rivoluzione. Ciononostante, grazie anche alla sua storia avventurosa, oggi Pancho Villa è famoso come uno dei grandi eroi della rivoluzione messicana. Gli sono stati dedicati numerosi film e parecchie statue che lo raffigurano al galoppo, con la pistola in mano e il classico sombrero che gli svolazza sulle spalle. Paco Ignacio Taibo II, autore della biografia Un rivoluzionario chiamato Pancho, ha sottolineato la naturale capacità strategica del personaggio: una specie di dono che ha permess a Villa di affrontare e sconfiggere con uomini poco addestrati e armi non certo perfette addirittura l’esercito degli Stati Uniti. Villa ha saputo utilizzare al meglio la conoscenza del territorio e la psicologia dell’avversario, tanto da diventare un modello per i generali degli eserciti regolari europei. Personaggio dalle tante contraddizioni, affascinante anche per questo: astemio in un paese di grandi bevitori, ha combattuto l’alcolismo dilagante giudicandolo una vera piaga nazionale.
Quasi analfabeta, ha posto l’istruzione tra i suoi obiettivi primari, tanto da fondare 50 scuole in piena rivoluzione. Capace di gesti di grande generosità e di spietata crudeltà, amante delle donne, ma poi responsabile nei loro confronti (le sposa tutte!) e nei confronti dei figli (poco meno di una trentina) che nascono dalle varie relazioni.11
10. Citato in J. Reed, Messico in fiamme, Red Star Press, 2013 [1° edizione originale Insurgent Mexico, New York 1914], cap. Il sogno di Pancho Villa.
11. Fonti usate: F. McLynn, Villa and Zapata: A History of the Mexican Revolution, Carroll and Graf, New York 2000; Redazione Il Post, Chi era Pancho Villa, Ilpost.it, 20 luglio 2013; Anarcopedia, Rivoluzione Messicana, Anarchopedia.org; Pancho Villa, Biografieonline.it; Enciclopedia Treccani, Pancho Villa, Treccani.it; G. Casagrande, Paco Ignacio Taibo II. Un rivoluzionario chiamato Pancho, Wuz.it, 29 novembre 2007.

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