08 Agosto 2020

6.10. LE PURGHE MILITARI

«Molti osservatori onesti furono profondamente turbati dagli avvenimenti in Unione Sovietica. Il carattere e la tecnica della quinta colonna erano ancora sconosciuti. Il 4 luglio 1937, Joseph E. Davies, ambasciatore statunitense a Mosca, ebbe un colloquio col Ministro degli Esteri sovietico Maksim Litvinov. Disse francamente a Litvinov che l'esecuzione dei generali e i processi dei trockijsti avevano suscitato un'impressione sfavorevole negli Stati Uniti e in Europa. L'ambasciatore americano comunicò al Ministero degli Esteri sovietico: “Ritengo che l'opinione di Francia e Gran Bretagna in merito alla forza dell'Unione Sovietica di fronte a Hitler ne sia rimasta scossa”.
Litvinov fu egualmente franco. Disse all'ambasciatore Davies che il governo sovietico doveva “assicurarsi”, mediante quei processi e quelle esecuzioni, che non ci fossero traditori in grado di cooperare con Berlino e Tokyo all'inevitabile scoppio della guerra.
Un giorno”, disse Litvinov, “il mondo capirà quello che abbiamo fatto per proteggere il nostro governo dalla minaccia del tradimento. […] Noi abbiamo reso un servizio a tutto il mondo, proteggendo noi stessi contro la minaccia di un dominio hitleriano e nazista sul mondo intero, e facendo in tal modo dell'Unione Sovietica un forte baluardo contro la minaccia nazista”.»170
Marcello Grassi170 spiega che «la purga investì l’esercito, ma non nella misura indicata dai vari Conquest, Medvedev ecc. […] Anche in questo caso furono gli alti gradi ad essere più colpiti». Due parole in più sulle purghe militari sono doverose, dato che le forze armate sovietiche persero 3 marescialli su 5, 8 ammiragli su 8, i 9 decimi dei comandanti di corpo d'armata e migliaia di ufficiali. Dato però che la storiografia borghese ha parlato del 50% degli ufficiali totali arrestati, occorre dare alcuni dati ulteriori, utili a chiarire meglio le modalità di questa “purga”: il numero di persone a capo dell'Armata Rossa (gli ufficiali e i commissari politici), sono stati 144.300 nell'anno 1937, raggiungendo la cifra di 282.300 nell'anno 1939. Durante le Grandi Purghe del biennio 1937-1938 sono 34.300 (numero totale) gli Ufficiali e Commissari Politici espulsi per motivi politici, ma già nel mese di maggio del 1940, in prossimità dell'imminente conflitto, 11.596 sono stati riabilitati e restituiti ai loro posti. Tra coloro che sono rimasti epurati dall'esercito la ripartizione è la seguente: 13.000 ufficiali, 4.700 ufficiali dell'Armata Rossa e 5000 commissari politici. Tenendo anche conto dei commissari politici, la quota di ufficiali effettivamente epurati raggiungerebbe circa il 15% facendo riferimento ai dati del 1937, senza cioè contare la crescita dei nuovi ufficiali. Tra i circa 23 mila “epurati” alcuni sono stati condannati come traditori, ma la stragrande maggioranza (il 65% circa) sono stati congedati e quindi sono tornati alla vita civile. Alcuni di questi sapranno riscattarsi svolgendo anche un ruolo di primo piano nella epica battaglia di Stalingrado. Occorre anche tenere conto che il numero di quadri epurati decresce in maniera verticale man mano che si discendono i gradi gerarchici (ridotti a 50), ossia man mano che si procede dal grado di Generale (ridotti a 30) a quello di Capitano (elevati a 200), per annullarsi al livello dei Tenenti (elevati a 350). Inoltre i buchi vengono colmati da una nuova leva di 3000 ufficiali, formatisi a partire dal 5 maggio 1922 e provenienti dalle fila operaie e contadine. L'origine e l'appartenenza di classe erano infatti requisiti indispensabili per accedere all’Accademia Militare e ricoprire i gradi nell’Armata Rossa nell'epoca socialista di Stalin. Non deve stupire quindi l'alto numero di ufficiali superiori condannati, molti dei quali ancora di “provenienza zarista”, quindi più inaffidabili politicamente.172 Stalin e il gruppo dirigente, lungi dall'essere impazziti o assetati di sangue, avevano le loro precise ragioni per agire in tal modo. La “purga” iniziò con l'arresto dei massimi vertici militari. Andrew e Gordievskij173 riportano che
«il maresciallo Vorosilov riferì che gli imputati avevano “ammesso il proprio tradimento, il sabotaggio e lo spionaggio”. In seguito fu rivelato che erano stati in combutta tanto con Trockij, quanto con la Germania nazista. Per quanto esagerate fossero queste dichiarazioni, Stalin ed Ezov […] sembrano aver temuto sul serio un colpo di Stato militare».
Rimane la domanda: per quanto “ridotte”, queste purghe erano davvero così necessarie? L'8 maggio 1943, Goebbels appuntava nel suo diario alcune opinioni di Hitler, che dimostrano che i nazisti capissero perfettamente il vantaggio che avrebbero potuto trarre dalle correnti di opposizione e disfattiste all'interno dell'Armata Rossa:
«Il Fuhrer spiega ancora una volta il caso Tuchačevskij e manifesta l'opinione che all'epoca eravamo assolutamente in errore, quando credevamo che Stalin avrebbe così mandato in rovina l'Armata Rossa. È vero il contrario: Stalin si è sbarazzato di tutti i circoli di oppositori dell'Armata Rossa ed è riuscito a far sì che non ci sia una corrente disfattista in questo esercito. […] Nei nostri confronti Stalin ha in più il vantaggio di non avere opposizione sociale, perché il bolscevismo ha soppresso anche questa, durante le liquidazioni degli ultimi venticinque anni. […] Il bolscevismo ha eliminato questo pericolo in tempo e può così rivolgere tutta la sua forza contro il suo nemico».
Facciamo un passo indietro e vagliamo altre fonti: V. Ličacev era, negli anni 1937-38, ufficiale dell'Armata Rossa in Estremo Oriente. Nel suo libro La conspiration en Extreme-Orient, affermò che c'era stato un grande complotto all'interno dell'esercito. Il giornalista Alexander Werth scrive, nel libro Moscou 41, un capitolo intitolato Le Procès de Toukhatčevskij. Vi si legge:
«Sono anche convinto che la purga nell'Armata Rossa avesse molto a che vedere con la paura di Stalin di una guerra imminente con la Germania. Chi era Tuchačevskij? Delle persone del “Deuxième Bureau” francese mi dicevano che da lungo tempo Tuchačevskij era filo-tedesco. E i Cechi mi raccontarono la storia straordinaria della visita di Tuchačevskij a Praga, quando, alla fine di un banchetto - in cui si era ben bene ubriacato - si lasciò scappare che un accordo con Hilter sarebbe stata la sola speranza per la Cecoslovacchia e per la Russia. E cominciò a insultare Stalin. I Cechi non mancarono di fare rapporto al Cremlino, e fu la fine di Tuchačevskij e di molti suoi oppositori».
L'ambasciatore americano a Mosca, Joseph Davies, scrisse le sue impressioni il 30 giugno e il 4 luglio 1937:
«Ho detto a Litvinov che le reazioni suscitate negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale da queste purghe e dalle esecuzioni dei generali erano decisamente cattive. […] Litvinov fu molto franco. Disse che il governo aveva dovuto premunirsi per mezzo di queste purghe, che non ci sarebbe stato tradimento possibile in Russia a favore di Berlino e di Tokyo e aggiunse che il mondo avrebbe capito, un giorno, che il governo sovietico aveva agito in quel modo per proteggersi contro una minaccia di tradimento. In effetti, disse, la Russia rende un favore al mondo intero proteggendosi contro quella minaccia che è il sogno di Hitler e dei nazisti di dominare l'universo e conservando così la forza dell'Unione Sovietica come baluardo contro la minaccia nazista. Un giorno, disse, il mondo vedrà che grande uomo è Stalin».
Più avanti Davies scrisse: «Le persone più serie sembrano credere che molto probabilmente fosse in corso un complotto in previsione di un colpo di Stato da parte dell'esercito, un complotto diretto meno contro la persona di Stalin che contro il sistema amministrativo del Partito e che Stalin abbia colpito con la sua prontezza, la sua audacia e la sua forza consueta».
Churchill scriveva nelle sue Memoria che Hitler aveva promesso a Benès, il presidente della Cecoslovacchia, di rispettare l'integrità del suo paese, a patto che esso si impegnasse a restare neutrale in caso di guerra franco-tedesca:
«Nell'autunno del 1936, il presidente Benès ricevette un messaggio di un'alta personalità tedesca che lo informava che, se voleva trarre profitto dalle proposte di Hitler, bisognava che si sbrigasse, perché ben presto sarebbero successi degli avvenimenti in Russia che avrebbero permesso alla Germania di fare a meno dell'aiuto dei Cechi. Mentre Benès meditava sul senso di questa allusione inquietante, venne a sapere che il governo tedesco era in contatto con delle importanti personalità russe attraverso il canale dell'ambasciata sovietica a Praga. Ciò faceva parte di quella che è stata chiamata la cospirazione militare e il complotto della vecchia guardia comunista, che mirava a rovesciare Stalin e a introdurre in Russia un nuovo regime la cui politica sarebbe stata filo-tedesca. Poco dopo fu messa in atto nella Russia sovietica una purga spietata, ma senza dubbio utile, che epurò gli ambienti politici ed economici. […] L'esercito russo fu epurato dei suoi elementi filo-tedeschi e la sua capacità militare ne risentì duramente. Il governo sovietico era ormai fortemente prevenuto contro la Germania. Beninteso, Hitler lesse molto chiaramente negli avvenimenti ma, che io sappia, ai governi britannico e francese non fu chiaro quel che succedeva. A Chamberlain, agli stati maggiori britannici e francesi, l'epurazione del 1937 apparve soprattutto come l'episodio di una rivalità che lacerava interiormente l'esercito russo, e dava l'immagine di un'Unione Sovietica divisa in due da odi e vendette inspiegabili».
Il trockijsta Deutscher, storico di tendenza antistalinista, a proposito dell'esecuzione di Tuchačevskij scrisse:
«Tutte le versioni non staliniane concordano su un punto: alcuni generali progettarono veramente un colpo di Stato. Lo fecero per ragioni personali e su loro propria iniziativa, senza essersi messi d'accordo con alcuna potenza straniera. L'episodio principale di questo colpo di Stato sarebbe dovuto essere una rivolta di palazzo al Cremlino, che sarebbe culminata con l'assassinio di Stalin. Un'operazione militare decisiva era anche stata progettata al di fuori del Cremlino, la presa d'assalto del quartier generale della GPU, Tuchačevskij era l'anima della cospirazione. […] Era d'altronde il solo fra tutti i capi militari e civili dell'epoca che, sotto molti aspetti, assomigliava al Bonaparte originale e che avrebbe potuto avere il ruolo di Primo Console Russo. Il commissario politico in capo dell'esercito, Gamarnik, che più tardi si suicidò, faceva parte del complotto. Il generale Jakir, comandante di Leningrado, doveva assicurare la cooperazione della sua guarnigione. I generali Uborevič, comandante dell'Accademia militare di Mosca, Primakov, collaboratore di Budennyj alla testa della cavalleria, e qualche altro, erano anch'essi implicati nel complotto».
Infine l'opinione di Molotov, che con Kaganovič fu il solo membro dell'Ufficio Politico del 1953 a non aver mai rinnegato il proprio passato rivoluzionario. Negli anni '80 ricordava così gli eventi:
«In quel periodo predominava un'estrema tensione, era necessario agire senza la minima pietà. Credo che fosse giustificato. Se Tuchačevskij, Jakir, Rykov e Zinov'ev avessero scatenato la loro offensiva in tempo di guerra, ci sarebbe stata una lotta terribilmente dura, il numero delle vittime sarebbe stato colossale. Colossale. Le due parti sarebbero state condannate al disastro. C'erano dei collegamenti che risalivano fino a Hitler. Così lontano. Trockij aveva dei collegamenti simili, non c'è dubbio. Hitler era un avventuriero e Trockij pure, avevano dei tratti comuni. E quelli della destra, Bucharin e Rykov, erano collegati a loro. E certamente, anche molti capi militari».
Si può anzi sostenere convintamente che purtroppo molte mele marce riuscirono a sopravvivere alle purghe:
«Nel 1939, Tokaev e cinque suoi compagni, tutti ufficiali superiori, si riunirono nell'appartamento di un professore dell'Accademia militare Budennyj. Discussero di un piano per rovesciare Stalin in caso di guerra. Schmidt (membro dell'Accademia navale Vorosilov a Leningrado) rimpiangeva un'occasione perduta: “Se avessimo agito al tempo del processo di Bucharin, i contadini si sarebbero ribellati in suo nome. Ora nessuno aveva la sua statura per influenzare il popolo”. Uno dei cospiratori propose di offrire il posto di primo ministro a Berija, divenuto molto popolare dopo che aveva liberato un gran numero di persone arrestate al tempo di Ezov».
E ancora:
«Al momento dell'invasione nazista, Tokaev […] descriveva le reazioni di diversi ufficiali. Beskaravajnyj propose di dividere l'Unione Sovietica: un'Ucraina indipendente e un Caucaso indipendente si sarebbero battuti meglio. Klimov propose di dimissionare tutto l'Ufficio Politico, poi il popolo avrebbe salvato il paese. Kokorjov era del parere che gli Ebrei fossero la causa di tutti i problemi. […] “In quei giorni, il compagno X era convinto che Stalin si giocasse il tutto per tutto. Il problema era che non potevamo considerare Hitler come un liberatore. Per questa ragione, diceva il compagno X, noi dovevamo essere pronti all'affossamento del regime di Stalin, ma non dovevamo fare nulla per indebolirlo”.»
Il problema per i cospirazionisti è che durante l'epurazione del gruppo Bucharin (la “deviazione di destra”) e di quello del maresciallo Tuchačevskij, la maggior parte del gruppo di Tokaev fu arrestata e fucilata: «I circoli vicini al “compagno X” furono distrutti quasi completamente. La maggior parte degli arresti erano in relazione alla “deviazione di destra”.» Lo spiega Tokaev stesso. Infine, anche di fronte allo scetticismo sulle fonti dirette e indirette (ma con un simile scetticismo diventa impossibile la stessa disciplina scientifica della storia) c'è la realtà dei fatti:
«Ma non è aberrante supporre che dei generali dell'Armata abbiano potuto prendere in considerazione una collaborazione con Hitler? Se questi militari non erano dei buoni comunisti, non erano, almeno, dei nazionalisti? A questa domanda rispondiamo prima di tutto con una contro-domanda. Perché questa ipotesi sarebbe più aberrante in Unione Sovietica piuttosto che in Francia, per esempio? Il maresciallo Pétain, il vincitore di Verdun, non era forse il simbolo del patriottismo sciovinista francese? Il generale Weygand e l'ammiraglio Darlan non erano forse dei difensori accaniti del colonialismo francese? Eppure divennero i personaggi chiave del collaborazionismo francese. L'abbattimento del capitalismo in Unione Sovietica e la repressione della borghesia non costituivano forse, per tutte le forze nostalgiche della libera impresa, dei motivi supplementari per collaborare con il “capitalismo dinamico” tedesco? E la Seconda Guerra mondiale, non ha forse mostrato che questa tendenza […] esisteva anche in alcuni ufficiali sovietici? Alla fine del 1941, il generale Vlasov ebbe un ruolo importante durante la difesa di Mosca. Arrestato nel 1942 dai Tedeschi, passò dalla loro parte.
Solamente il 16 settembre 1944, dopo un incontro con Himmler, ricevette un'autorizzazione speciale a creare il suo esercito di liberazione russo, di cui aveva formato la prima divisione nel 1943. Altri ufficiali prigionieri si misero al servizio dei nazisti, ed ecco alcuni nomi. Il maggiore generale Truhin, capo della sezione operativa dello stato maggiore della regione baltica, professore dell'Accademia dello stato maggiore generale. Il maggiore generale Malyškin, capo di stato maggiore della 19° armata. Il maggiore generale Zakutnij, professore dell'Accademia dello stato maggiore generale.
I maggiori generali Blagovečenskij, comandante di brigata, Sapolavov, comandante di un corpo di fucilieri, e Meandrov. Il commissario di brigata Zilenkov, membro del Consiglio militare della 32° armata. I colonnelli Malcev, Zverev, Nerjanin e Bunjačenko, quest'ultimo comandante della 389° divisioni blindata. Qual era il profilo politico di questi uomini? L'ex agente segreto britannico e storico dei servizi di informazione Cookridge scrive: “L'ambiente di Vlasov era un curioso miscuglio. Il più intelligente dei suoi ufficiali era il colonnello Miletij Zykov, un Ebreo. […] Aveva fatto parte del movimento dei 'deviazionisti di destra' di Bucharin e, nel 1936, era stato mandato in Siberia da Stalin, per scontarvi quattro anni. Il generale Malyškin, ex capo di stato maggiore d'Oriente, era anche lui un sopravvissuto ai processi di Stalin. Era stato imprigionato al momento del caso Tuchačevskij. Il generale Zilenkov era un ex commissario politico dell'esercito. Come molti altri ufficiali reclutati da Gehlen, erano stati 'riabilitati' all'inizio della guerra, nel 1941”.
Così veniamo a sapere che diversi ufficiali superiori, condannati e mandati in Siberia nel 1937, poi riabilitati all'inizio della guerra, passarono dalla parte di Hitler! A quanto pare, le sanzioni prese durante la Grande Purga avevano spesso una motivazione reale».
Tra le motivazioni addotte da Vlasov per spiegare il proprio tradimento ci fu anche quella di voler far integrare una Nuova Russia nell'Europa tedesca:
«costruire una Russia nuova, senza bolscevichi e senza capitalisti. […] Gli interessi del popolo russo si sono sempre armonizzati con quelli del popolo tedesco, con gli interessi di tutti i popoli d'Europa. Il bolscevismo ha isolato il popolo russo dall'Europa con un muro impenetrabile».
Un discorso “anticapitalista” che faceva la gioia di Hitler...174
170. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cap. 20, paragrafo 3 – Azione a maggio.
171. M. Grassi, Alcune verità sulla storia sovietica, cit.
172. Dati riportati, sulla base della consultazione delle fonti più recenti (che però non vengono dal trascrittore riportate), in G. Apostolou (trascrizione a cura di), Nel suo rapporto segreto, Chruščev disse:, Scintilla Rossa, 24 gennaio 2016.
173. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, cit., p. 156.
174. Fonte usata, da cui sono stati tratti i passaggi: L. Martens, Stalin, pp. 207-208, 218-225.