15 Luglio 2020

6.12. BIOGRAFIA POLITICA DI EZOV E STORIA DEI SUOI ECCESSI CRIMINALI

Nikolaj Ivanovič Ezov (San Pietroburgo, 1º maggio 1895 – Mosca, 6 febbraio 1940)178 nasce a Pietroburgo nel 1895 in una famiglia povera (il padre, operaio, aveva lasciato la famiglia e Ezov era stato cresciuto dalla madre, di nazionalità lituana), dopo aver frequentato la prima elementare, a dieci anni andò a lavorare come apprendista in un'officina meccanica, poi da un sarto. Per cinque anni lavora in fabbrica a Kovno (oggi Kaunas, Lituania). Nel 1914 torna a Pietrogrado, lavora alle Officine Putilov, partecipa a scioperi e manifestazioni. Nel 1915-1917 è sotto le armi come soldato semplice, poi come operaio specializzato nelle officine di artiglieria di Vitebsk. Qui, dopo la Rivoluzione di febbraio, Ezov si iscrive alla RSDRP(b) e diventa segretario della locale cellula di partito. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi nel territorio della Bielorussia, Ezov presta servizio nell'Armata rossa (1919-1921). Dal 1921 ha inizio la carriera di Ezov come funzionario di partito. Uomo di piccola statura (1,46 m), ma accurato ed efficiente, diventa un apparatčik ideale.
Dal 1921 al 1927 lavora in provincia, nei comitati di partito di Kazan, Marijnsk, Semipalatinsk e della Kirgisia. Nel 1927 è trasferito a Mosca nell'apparato del Comitato centrale del Partito, dove Ezov lavora per nove anni, passando da istruttore a responsabile della Sezione organi dirigenziali del partito. Nel periodo più critico della collettivizzazione (1929-1930) Ezov è nominato vicecommissario del popolo all'Agricoltura per il coordinamento dell'attività degli organi di partito e dello Stato.
La sua vertiginosa ascesa comincia nel 1934: al XVII congresso del Partito è eletto membro del CC e già al primo Plenum diventa membro dell'ufficio organizzativo del CC e vicepresidente della Commissione di controllo del partito. Dopo l'assassinio di Kirov, nel febbraio del 1935, Ezov diventa presidente della Commissione di controllo del partito, e contemporaneamente è eletto segretario del CC al posto di Kirov. Inoltre per incarico personale di Stalin Ezov comincia a occuparsi dell'istruttoria dei processi criminali a carico dei dirigenti ed esponenti dell'opposizione di partito. Svolge un ruolo chiave nell'organizzare il processo a Zinov'ev e Kamenev, partecipando personalmente agli interrogatori degli imputati particolarmente ostinati. Dopo la felice conclusione del processo (agosto 1936) Stalin propone la nomina di Ezov alla carica di commissario del popolo per gli Interni, inviando da Soci all'Ufficio politico un telegramma il 25 settembre 1936: «È assolutamente necessario e urgente che il compagno Ezov sia nominato alla carica di commissario del popolo per gli Interni. Jagoda ha dimostrato chiaramente di non essere all'altezza del compito di smascherare il blocco trotzkista-zinovievista. Su questo caso la GPU ha quattro anni di ritardo».
Pur mantenendo le sue cariche nella gerarchia del partito, alla fine di settembre del 1936 Ezov è nominato Commissario del popolo agli Affari interni (ovvero capo del NKVD) e membro del Comitato Esecutivo Centrale del Praesidium il 26 settembre 1936, dopo la deposizione di Genrikh Jagoda. Nel 1936-1937 la questione del destino futuro degli ex kulaki deportati era all'ordine del giorno. Sempre più “coloni speciali” si confondevano nella massa dei lavoratori liberi, nonostante venisse ricordato loro di continuo che era proibito lasciare il luogo di domicilio coatto. In un rapporto dell'agosto 1936 Rudol'f Berman, capo del gulag, scriveva: «Numerosi coloni speciali, che lavorano da tempo in squadre miste con gli operai liberi, hanno lasciato il luogo di residenza approfittando di un regime di sorveglianza abbastanza lassista. È sempre più difficile recuperarli. Infatti hanno acquisito una specializzazione, l'amministrazione delle imprese ci tiene a non perderli, e talvolta sono riusciti anche a ottenere un passaporto, si sono sposati con colleghe libere, spesso hanno una casa».
Molti coloni speciali con domicilio coatto presso gli insediamenti industriali avevano la tendenza a fondersi con la classe operaia locale, ma altri fuggivano più lontano. Un gran numero di questi “fuggiaschi”, senza documenti e senza tetto, si univa alle bande di emarginati sociali e di piccoli delinquenti che erano sempre più numerose alle periferie delle città. Le ispezioni condotte nell'autunno del 1936 nella giurisdizione di certi comandi rivelarono una situazione “intollerabile” agli occhi delle autorità: per esempio, nella regione di Arcangel’sk erano rimasti sul posto solo 37 mila degli 87.900 coloni speciali che in teoria vi erano assegnati a domicilio coatto. Il 2 luglio l'Ufficio politico invia un telegramma alle autorità locali con l'ordine di «arrestare immediatamente tutti i kulaki e i criminali... di fucilare i più ostili previa disamina amministrativa del loro caso da parte di una trojka e di deportare gli elementi meno attivi, ma comunque ostili al regime». E proseguiva: «Il Comitato centrale chiede che gli vengano segnalati entro cinque giorni la composizione delle trojka, il numero degli individui da fucilare e di quelli da deportare». Perciò nelle settimane successive le autorità centrali ricevettero le “cifre indicative” fornite dalle autorità locali; su quella base Ezov preparò l'Ordine operativo n° 00447, datato 30 luglio 1937, e lo stesso giorno lo sottopone per ratifica all'Ufficio politico. Nel quadro di questa operazione furono arrestate 259.450 persone, di cui 72.950 risultano in liste nelle quali è indicata la pena massima irrogabile, ovvero la fucilazione. Ma in effetti molte di queste persone non vennero fucilate. Nella lista stabilita mancavano una serie di regioni che, a quanto pare, non avevano ancora fatto pervenire a Mosca le loro “valutazioni”. Si deve notare che gli elementi presi di mira dall'operazione appartenevano a una fascia sociopolitica assai più vasta rispetto alle categorie enumerate all'inizio: accanto agli «ex kulaki» e ai «criminali» figuravano gli «elementi pericolosi per la società», i «membri dei partiti antisovietici», gli «ex funzionari zaristi» le «Guardie bianche», ecc.
L'Ordine operativo del 30 luglio 1937 conferiva ai dirigenti locali la facoltà di chiedere a Mosca elenchi complementari di individui da assoggettare a repressioni. A partire dalla fine di agosto l'Ufficio politico ratificò, dal 28 agosto al 15 dicembre, un gran numero di proposte, per un totale di 22.500 individui da condannare alla pena massima e di 16.800 da internare nei campi. Il 31 gennaio 1938, su iniziativa dell'NKVD, è approvata un'altra “aggiunta” di 57.200 persone, 48 mila delle quali dovevano essere condannate alla pena massima. Tutte le operazioni si dovevano concludere entro il 15 marzo 1938. Ma anche questa volta le istituzioni locali, che dall'anno precedente erano state “epurate” e rinnovate diverse volte, ritennero opportuno fare sfoggio di zelo. Fra il 1° febbraio e il 29 agosto 1938 l'Ufficio politico ratifica altri provvedimenti di repressione destinati a colpire contingenti supplementari di individui per un totale di 90 mila unità. Insomma l'operazione, che in origine doveva durare quattro mesi, si prolungò per oltre un anno, e coinvolse almeno 200 mila persone in più del previsto. Chiunque fosse sospettato di avere “cattive” origini sociali diventava una vittima potenziale.
Inoltre erano particolarmente vulnerabili tutti coloro che abitavano nelle zone di confine, o che, in un modo o nell'altro, avevano avuto contatti con l'estero: ex prigionieri di guerra o persone con parenti, anche lontani, fuori dall'URSS. Queste persone avevano forti probabilità di essere accusate di spionaggio; altrettanto valeva per i radioamatori, i filatelici o gli esperantisti. Dal 6 agosto al 21 dicembre 1937 l'Ufficio politico e l'NKVD, che lo affiancava in questa attività, vararono almeno dieci operazioni analoghe a quella inaugurata con l'Ordine operativo n° 00447, per liquidare, una nazionalità dopo l'altra, tutti i gruppi sospettati di «spionaggio» e «separatismo»: tedeschi, polacchi, giapponesi, romeni, finlandesi, lituani, estoni, lettoni, greci, turchi.
Su altre operazioni disponiamo oggi di informazioni molto lacunose, dato che gli archivi dell'ex KGB e gli archivi presidenziali in cui sono conservati i documenti più confidenziali non sono ancora accessibili ai ricercatori; fra esse citiamo:
-l'operazione di «liquidazione dei contingenti tedeschi impiegati presso le imprese della Difesa nazionale», cominciata il 20 luglio 1937;
-l'operazione di «liquidazione delle attività terroristiche, di diversione e di spionaggio della rete giapponese dei rimpatriati di Harbin», cominciata il 19 settembre 1937;
-l'operazione di «liquidazione dell'organizzazione nipponico-militare di destra dei cosacchi», cominciata il 4 agosto 1937; fra settembre e dicembre del 1937 nel quadro di questa operazione furono colpite oltre 19 mila persone;
-l'operazione di «repressione delle famiglie dei nemici del popolo arrestati» decretata con l'Ordine operativo dell'NKVD n° 00486 del 15 agosto 1937.
Questo è un ampio elenco delle operazioni decise dall'Ufficio politico e messe in atto dall'NKVD. Certo, come tutte le grandi azioni repressive condotte dai funzionari locali sulla base delle direttive generali del potere centrale - la dekulakizzazione, l'epurazione delle città o la caccia agli specialisti - erano soggette a sconfinamenti o eccessi. Dopo le Grandi purghe una sola commissione fu inviata a indagare in loco sugli eccessi della «ezovščina», in Turkmenistan. In questa piccola repubblica di un milione 300 mila abitanti (lo 0,7% della popolazione sovietica) fra l'agosto del 1937 e il settembre del 1938 le trojka dell'NKVD avevano condannato 13.259 persone nel quadro della sola operazione di «liquidazione degli ex kulaki, criminali e altri elementi antisovietici»; 4037 alla pena massime. Si può supporre che anche in altre regioni del paese si siano verificati eccessi e sconfinamenti. Esistono delle liste di personalità da condannare compilate dalla Commissione per gli affari giudiziari dell'Ufficio politico. Tutti costoro dovevano essere processati dal collegio militare della Corte suprema, dai tribunali militari o dal Consiglio speciale dell'NKVD, ma le pene erano predeterminate dalla Commissione degli affari giudiziari dell'Ufficio politico. Tale commissione, di cui faceva parte Ezov, sottopose all'Ufficio politico almeno 383 liste, che contenevano oltre 44 mila nomi di dirigenti e di quadri del Partito, dell'esercito e del settore economico. La firma di Stalin compare in calce a 362 liste, quella di Molotov a 373, quella di Vorošilov a 195, quella di Kaganovič 191, quella di Ždanov a 177, quella di Mikojan a 62 liste. A partire dall'estate del 1937 tutti questi dirigenti si recano personalmente in loco per condurre le epurazioni delle organizzazioni di partito locali: per esempio Kaganovič è inviato a epurare il Donbass, le regioni di Čeljabinsk, Jaroslavl', Ivanovo e Smolensk. Ždanov, dopo aver epurato la propria regione, quella di Leningrado, parte per proseguire l'opera a Orenburg, nella Repubblica dei Baschiri e in quella dei Tatari. Andreev si reca nel Caucaso settentrionale, in Uzbekistan e in Tagikistan. Mikojan in Armenia, Hruscov in Ucraina. Moltissime direttive sulla repressione di massa sono state ratificate come risoluzioni collettive dell'Ufficio politico.
In pochi casi risulta un intervento diretto di Stalin: il 27 agosto 1937, alle 17, quando la segreteria del Comitato centrale riceve una comunicazione di Mihail Koročenko, segretario del Comitato regionale del partito della Siberia orientale, circa lo svolgimento di un processo ad agronomi «colpevoli di atti di sabotaggio», alle 17.10 è Stalin stesso a telegrafare: «Le consiglio di condannare i sabotatori del distretto di Andreev alla pena di morte e di far pubblicare sulla stampa la notizia dell'esecuzione». Tutti i documenti oggi disponibili, sui quali non vi sono dubbi di attendibilità, ma ancora incompleti perché i documenti sul processo Tuchačevskij sono tuttora secretati, dimostrano come Stalin stesso non avesse nei fatti alcun controllo sull'enorme mole di pratiche «trattate» da Ezov. Era informato solo sulle principali direttive dell'NKVD, non aveva alcun controllo e conoscenza della stragrande maggioranza dei procedimenti, non conosceva tutti i dettagli dell'istruttoria dei grandi processi politici. Dell'istruttoria del caso del complotto militare in cui furono processati il maresciallo Tuchačevskij e altri alti dirigenti dell'Armata rossa non è disponibile alcun documento, tutto è ancora secretato.
Risulta così che, nel periodo 1937-1938, l'NKVD arresti un milione 575 mila persone; che un milione 345 mila (ovvero l'85,4%) siano condannate nel corso degli stessi anni; che 681.692 (cioè il 51% delle persone condannate) siano condannate alla pena capitale. Ma è assolutamente falso che tutte siano state giustiziate come affermano gli storici liberali filo-occidentali. In realtà la stragrande maggioranza di queste condanne non venne eseguita e la stragrande maggioranza degli incarcerati venne successivamente liberata, come risulta facendo qualche semplice ricerca su tali elenchi. Le persone arrestate venivano condannate seguendo svariate procedure. I “quadri” politici, economici e militari erano processati dai tribunali militari e dai Consigli speciali dell'NKVD, come pure gli intellettuali, la categoria più individuabile e meglio conosciuta. Riguardo alle commissioni (le trojka) che dovevano verificare le accuse agli imputati, queste lavorarono seguendo procedure d'urgenza. L'istruttoria era ridotta ai minimi termini: le trojka esaminavano molti casi, ma non certo le centinaia di casi al giorno di cui farnetica la pubblicazione del Leningradskij Martirolog (Martirologio di Leningrado), un annuario in cui, a partire dall'agosto del 1937, sono enumerati, con una buona dose di fantasia non documentata, mese per mese i leningradesi arrestati e condannati a morte ai sensi dell'articolo 58 del Codice penale. Il lasso di tempo che intercorreva abitualmente fra l'arresto e la sentenza capitale, ma spesso non eseguita, andava da qualche giorno a qualche settimana. La scuola storica della falsificazione antisovietica è molto agguerrita e smascherarne gli arbitri richiede logica, senso storico, e analisi critica dei documenti. La condanna, senza appello, era eseguita nel giro di pochi giorni solo in pochi casi, i più gravi. Nel quadro delle operazioni specifiche di «liquidazione delle spie e dei separatisti» e delle grandi campagne di repressione, come la «liquidazione dei Kulaki come classe» lanciata il 30 luglio 1937, la «liquidazione degli elementi criminali» lanciata il 12 settembre 1937, la «repressione delle famiglie di nemici del popolo» eccetera, le possibilità di essere arrestati dipendeva da una serie di fattori, alcuni specifici, altri fortuiti: presenza di prove documentali e/o testimonianze specifiche, ma anche casualità “geografiche” (le persone che vivevano nei territori di frontiera erano molto più esposte), trascorsi individuali (avere un qualche rapporto con un paese straniero o essere di origine straniera), rari i casi di omonimia. Ovviamente la gestione parossisticamente efficientistica di Ezov portò l'NKVD della Turkmenia a cogliere l'occasione di un incendio scoppiato in una fabbrica per arrestare tutti quelli che si trovavano sul posto come sabotatori, costringendoli a indicare dei “complici”. Le purghe gestite da Ezov con un parossistico efficientismo generavano per loro stessa natura sconfinamenti che portavano ad incriminare in modo indiscriminato un eccesso di persone. Le liste di cui invece straparlano gli storici filo-occidentali erano liste riepilogative, e non di previsione come falsamente si sostiene. Questo però fino ad un certo punto. La scoperta del fatto che Ezov procedesse per quote, assegnando alle varie regioni quote di persone da condannare, sancì la sua rovina politica e la sua fucilazione, come spiega Molotov nelle sue Memorie:
«You could say he [Ezov] overreached himself and committed all kinds of follies. When a man is afraid of losing his job and turns overzealous...that is called careerism. It is tremendously important because it keeps growing and is one of the main defects of our time. By that time Ezov had sunk to a point of degeneration.... They started to accuse Ezov when he began to set arrest quotas by regions, on down to districts. No fewer than 2000 must be liquidated in such and such region, no fewer than 50 in such and such district.... That's the reason why he was shot. His official conduct, of course, had not been subjected to oversight.... Closer oversight was needed. Oversight was inadequate»179.
Dopo la fine delle Grandi Purghe, al Diciottesimo Congresso (marzo 1939), Kaganovič dirà:
«Nel 1937 e nel 1938 il personale dirigente dell'industria pesante è stato rinnovato totalmente; migliaia di uomini nuovi sono stati nominati alle cariche dirigenziali al posto dei sabotatori smascherati. In certi settori si sono dovute rimuovere diverse fasce di sabotatori e di spie... Ora abbiamo dei quadri capaci di accettare qualsiasi compito che il compagno Stalin assegnerà loro».
Il che vuol dire che eccessi e abusi non possono occultare il fatto che in molti casi venne colpito il bersaglio giusto. In definitiva Ezov, in quanto membro delle cosiddette “dvojki”, di cui faceva parte insieme al Procuratore generale dell'URSS A. Ja. Vysinskij, si occupò a tutti i livelli della ricerca degli elementi antisovietici, assumendo in modo autonomo moltissime iniziative repressive anche al di là del lecito, all'insaputa delle altre figure di vertice. In riconoscimento dei suoi “meriti” acquisiti nei processi politici precedenti, essendo ancora ignoti i suoi demeriti successivi, nel gennaio 1937 Ezov ricevette il titolo di Commissario Generale della sicurezza dello Stato, e nel luglio successivo la massima onorificenza dello Stato, l'Ordine di Lenin.
Quando si scoprirono le modalità con cui Ezov aveva lavorato si cercò maldestramente di dissociarne l'accostamento alla Direzione del Partito con ogni mezzo, anche ritoccando foto.
Nell'autunno 1938, quando primo vicecommissario agli Interni fu nominato il dirigente del partito comunista georgiano L.P. Berija, cekista di professione, cominciarono a poco a poco a venire sostituiti e arrestati i collaboratori di Ezov nell'NKVD: prima di novembre era stato arrestato anche il suo segretario personale, accusato di aver preparato un attentato a Stalin. Una settimana dopo, il 23 novembre, Ezov indirizzò a Stalin una lettera con la richiesta di sollevarlo dall'incarico di commissario del popolo agli Affari Interni, a causa degli errori da lui commessi. Due settimane dopo fu annunciata la sua destituzione e la nomina di Berija al suo posto. Lo storico R. Thurston mostra come il suo arrivo generò «l’impressionante liberalismo»; cessarono le torture, ai prigionieri furono restituiti i loro legittimi diritti legislativi. I complici di Ezov persero i loro incarichi, molti di essi furono accusati ed ebbero dei processi da cui giudicati come dei colpevoli d’aver effettuato delle repressione illegali. In conformità con la relazione della commissione a capo di Pospelov, gli arresti scesero bruscamente: negli anni 1939-1940, il loro numero era sceso a più del 90% rispetto agli anni 1937-1938. Il numero delle esecuzioni nel 1939-1940 era sceso al di sotto dell’1% al confronto degli anni 1937-1938. Formalmente Ezov diresse il commissariato del popolo al Trasporto fluviale per altri quattro mesi e fece anche qualche apparizione in pubblico, ma intorno al suo nome era già cominciato il silenzio. Ezov partecipò al XVIII Congresso del partito (marzo 1939), ma non fu delegato e non rientrò nel Comitato centrale eletto dal Congresso. Il 9 aprile 1939 fu pubblicata una comunicazione sullo scioglimento del commissariato del popolo diretto da Ezov. Il giorno seguente Ezov fu arrestato in segreto e accusato di preparare un attentato alla vita di Stalin. Durante l'istruttoria Ezov rimase nel carcere segreto dell'NKVD di Suchanovo, nei pressi di Mosca, che lui stesso aveva creato. Il 4 febbraio 1940 in una seduta a porte chiuse del Collegio Militare della Corte Suprema dell'URSS fu condannato alla pena di morte e fucilato dopo due giorni. Al XX e XXII Congresso del PCUS Chruščev, accusando con false accuse Stalin, dichiarò Ezov il principale complice dei crimini staliniani degli anni '30. La figlia adottiva di Ezov, che trascorse molti anni in orfanotrofi, chiese più volte (negli anni '80 e '90) la riabilitazione del patrigno, che però le è stata sempre negata.
178. Questa parte è a cura di Rolando Dubini, avvocato penalista, laureato in filosofia del diritto (specializzato in quello sovietico), che ha usato come fonti principali: G. Furr, La meschinità anti-stalinista, Algoritmo, Mosca 2007 e G. Furr, Krusciov mentì, La Città del Sole, Napoli 2015. Inoltre l'Autore segnala come approfondimento un documentario (in lingua russa) su Youtube.
179. C. Feliks, Molotov Remembers, I. R. Dee, Chicago 1993, p. 262.

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