23 Gennaio 2020

6.6. LE RAGIONI DELLA CONDANNA DELL'OMOSESSUALITÀ

L’omosessualità in Unione Sovietica venne riconosciuta come reato nel 1934, durante il periodo staliniano. Naturalmente questo fatto è molto sfruttato dalla propaganda trockijsta e borghese, che vuole mostrare Stalin come un omofobo. Certo non si può negare che nel marzo del '34 venne introdotto l’articolo 121 del Codice penale della Repubblica Sovietica Russa, secondo cui l'omosessualità (muzheložstvo) era punibile con la privazione della libertà per un periodo fino a 5 anni e, secondo l'articolo 121.2, nel caso di uso o minaccia d'uso di violenza fisica, o di sfruttamento della posizione dipendente della vittima, o di rapporti con minorenni, fino a 8 anni. Ciò che non si racconta mai è il perché venne scritta tale legge e come realmente veniva gestita. L’impopolare decisione venne presa a causa della scoperta di centri di corruzione di ragazzi (spesso minorenni), sorti per via dei servizi stranieri. Praticamente questi giovani venivano pagati “in nero” da alcuni criminali per svolgere pratiche omosessuali con i turisti stranieri. Molto spesso i corpi dei minorenni venivano venduti a uomini anziani, quindi veniva compiuto anche l’atto di pedofilia. Inoltre preoccupavano molto le violenze che venivano fatte a questi minori sia dai criminali che li obbligavano, che da determinati turisti. Vennero scoperti in tutto dal governo socialista 10 di questi centri di corruzione, che ovviamente vennero subito fatti chiudere, ma il fenomeno stava diventando quasi incontrollabile. L’articolo 121 nasce proprio per stroncare sul nascere questi centri di corruzione e infatti prevedeva pene molto severe. La legge venne votata ma modificata anche più volte su consiglio di Stalin. In verità, ognuno aveva il diritto di baciarsi con chiunque anche in pubblico, venivano però controllati ed indagati i ragazzi minorenni e punite eventuali violenze o atti osceni in luogo pubblico. La propaganda capitalista fa molto leva su questo argomento, aggiungendo che il numero di omosessuali nei gulag era significativo. Effettivamente erano circa 30.000 gli omosessuali condannati ai lavori nei gulag. Ma attenzione: la maggioranza di loro vennero condannati non in quanto omosessuali, ma in quanto controrivoluzionari. Tra l’altro, al contrario di quanto sostiene la propaganda borghese, gli omosessuali vennero quasi tutti riabilitati da Stalin nel 1939 (appena 5 anni dopo). Vagliando l'epoca più recente secondo alcuni avvocati russi la maggior parte delle condanne è in effetti avvenuta in base all'articolo 121.2: l'80% dei casi vedendo il coinvolgimento di minori fino a 18 anni. In un'analisi di 130 condanne in base all'articolo 121, fra il 1985 e il 1992, è stato trovato che il 74% degli accusati sono stati condannati in base all'articolo 121.2, dei quali il 20% per stupro con uso della forza fisica, l'8% con uso di minacce, 52% per contatti sessuali con i minori e il 2% e il 18%, rispettivamente, per sfruttamento dello status dipendente o vulnerabile delle vittime.
Ricordiamo che l'omosessualità è stata considerata unanimemente (a torto chiaramente) una malattia per gran parte del Novecento. Già prima della svolta del 1934, la decriminalizzazione formale della sodomia non ha significato che tale comportamento fosse al riparo da incriminazioni. L'assenza di leggi formali contro il rapporto anale e il lesbismo non ha impedito l'incriminazione del comportamento omosessuale come forma di comportamento disordinato. Dopo l'emanazione del codice penale del 1922 si tennero, in quello stesso anno, almeno due processi per omosessualità a noi noti. Nel 1930 si poteva leggere nella Grande Enciclopedia Sovietica le conclusioni del perito medico Mark Serejskij, che definiva l'omosessualità una malattia difficile se non impossibile da curare, così «pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale […] la nostra società combina misure terapeutiche e profilattiche con tutte le necessarie condizioni per rendere il conflitto che affligge gli omosessuali il meno doloroso possibile e per risolvere il loro tipico estraniamento dalla società all'interno del collettivo».
Anche il famoso psichiatra Vladimir Bekhterev che testimoniò in quegli anni, durante un processo a carico di un omosessuale, come perito, dichiarò che «l'ostentazione pubblica di tali impulsi... è socialmente nociva e non può essere consentita». Negli anni '30 la considerazione dell'omosessualità come malattia era insomma accettata universalmente, e così fu fino agli anni '70. Da ricordare che non differente era l'atteggiamento verso i gay negli USA, dove ancora sul finire degli anni '60 si realizzavano leggi che prevedevano l'illegalità per gli omosessuali di riunirsi in pubblico e bere alcolici in un bar. Fino al 2003 le leggi sulla sodomia in alcuni stati degli Stati Uniti proibivano il sesso anale anche tra adulti consenzienti. Anche se in molti stati queste leggi erano applicate sia per etero che per omosessuali, erano primariamente usate per negare a gay e lesbiche una serie di diritti. Ogni Stato aveva una legislazione propria su questo tema. Soltanto il 26 giugno 2003 la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali e quindi abrogato le leggi contro la sodomia in tutti gli Stati Uniti.146
146. Fonte primaria usata per il capitolo è I. Di Francesco, Unione Sovietica e omosessualità, quante bugie..., Stachanovblog.org, 4 novembre 2014, che si basa sulle seguenti fonti: J. Lauritsen & D. Thorstad, Il movimento per i diritti degli omosessuali 1864-1935, Cambridge University Press, New York 1974, pag. 340; E. Kuznecov, La maratona di Mordovia, Edition Nine, Gerusalemme 1979, cap V; A. Amal'rik, Memorie di un dissidente, Edition Anne Arbour, London 1982; J. Mogutin, L'omosessualità nelle prigioni e nei lager sovietici, Novoe Vremja, n° 35-36, 1993; inoltre sono stati utilizzati Wikipedia, Persecuzione dell'omosessualità nell'Unione Sovietica, Storia LGBT, e Diritti LGBT negli Stati Uniti d'America.