27 Gennaio 2023

22. L'AFFLATO PER LA GIUSTIZIA DELLO SCRITTORE HOWARD FAST

Howard Melvin Fast (New York, 11 novembre 1914 – Old Greenwich, 12 marzo 2003) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense.
Leggiamone il ritratto fatto da Giulio Passerini45:
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«A diciassette anni pubblicò il suo primo racconto e a diciotto, nel 1933, il suo primo romanzo, Two walleys […]. Con Conceived in liberty (1939) Fast vendette il primo milione di copie, e ottimi risultati di pubblico ottennero anche Freedom Road (del 1941, che nel 1979 diventerà un film con Muhammad Ali), L’ultima frontiera (1941) e The Unvanquished (1942). Di lì a poco, con la pubblicazione di Citizen Tom Paine (1943) entrò stabilmente nel canone scolastico americano. In quegli anni i suoi più grandi successi furono soprattutto i romanzi storici: la grande narrazione della lotta per la libertà che gli uomini giusti hanno combattuto in ogni tempo, dagli indiani della frontiera agli schiavi della Louisiana, indipendentemente dal colore della pelle. […]
Nel 1943 cominciò a militare nelle file del Partito Comunista che nel giro di pochi anni, in piena guerra fredda, finì nel mirino della commissione McCarthy. Erano tempi difficili per la cultura e la libertà: la lista nera dei sospettati di eversione si allungava ogni giorno di più includendo attori, scrittori, editori e giornalisti che venivano puniti con l’emarginazione e la censura. Fra questi c’era anche Howard Fast. I suoi romanzi vennero proibiti dalle biblioteche scolastiche, l’attenzione della stampa per il suo lavoro scemò, gli editori si dileguarono. Finché nel 1950 fu chiamato a deporre di fronte alla Commissione McCarthy in merito al suo impegno a favore dei ribelli anti-franchisti della guerra civile spagnola. La sua mancata collaborazione gli costò un’accusa di oltraggio alla corte, e venne condannato a scontare 3 mesi nella prigione federale di Mill Point. Fu lì che cominciò a scrivere Spartacus, un grande romanzo di libertà sulla famosa rivolta dei gladiatori guidata dal condottiero schiavo. Ma nessuno volle pubblicare il libro di uno scrittore sulla lista nera. I cacciatori di “rossi” avevano vinto, la sua carriera era stata spezzata. Il romanzo venne pubblicato a spese dell’autore e fu un buon successo da 48.000 copie. Forti di questa esperienza, Fast e sua moglie diedero fondo ai risparmi di famiglia e avviarono la Blue Heron Press, una piccola casa editrice che avrebbe stampato le opere di Fast e quelle di altri scrittori nelle sue stesse condizioni. L’idea era quella di aggirare così le restrizioni imposte dalla lista nera. Ma si trattò di una vittoria di Pirro: i romanzi uscivano in sordina, bisognosi di cure editoriali, ignorati dalla stampa e dal pubblico.
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Nel frattempo Howard Fast continuava a fare politica. Lavorò per giornali di ispirazione comunista, tenne lezioni e seminari su letteratura e politica, difese la sua opera e le sue azioni in ogni occasione, persino quando furono i suoi stessi compagni di partito ad accusarlo di essere troppo lontano dal vero spirito comunista. Nel 1952 si candidò al Congresso nelle file del Labor Party fallendo clamorosamente (raccolse solo 2000 voti, il suo sfidante 40.000). Infine nel 1953 ricevette il Premio Stalin per la pace, il Nobel del blocco orientale. A metà degli anni ’50 Fast era isolato dal grande pubblico […] ma soprattutto era sempre più stanco e disilluso. I suoi sogni si infrangevano uno dopo l’altro, le sue lotte cadevano nel vuoto, il socialismo realizzato mostrava crepe sempre più evidenti. La goccia che fece traboccare il vaso fu il discorso pronunciato da Chruščëv il 25 febbraio del 1956, in cui vennero denunciati i soprusi e gli eccidi compiuti dal regime di Stalin. Fu allora che Fast decise di lasciare il Partito Comunista. La notizia della rottura segnò ufficialmente il suo depennamento dalla lista nera. Gli editori tornarono a interessarsi di Howard Fast e così la stampa e i lettori. Nel 1960 Spartacus divenne un film di successo con Kirk Douglas, per la regia di Kubrick. Lentamente tutto tornava alla normalità. Nel 1977 uscì I sogni di San Francisco, che venne accolto da un ottimo successo di pubblico così come i volumi successivi della saga dei Lavette. Dopo una vita di lotta e scrittura, Howard Fast si spense a Old Greenwich, Connecticut, il 12 marzo del 2003. Come ha scritto il New York Times, Howard Fast è stato “uno degli scrittori più indaffarati del ventesimo secolo”. I suoi libri furono dei best-seller di enorme successo tradotti in quindici lingue, le sue storie hanno conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Persino i suoi peggiori detrattori dovettero ammettere che si trattava di veri e propri “page-turner”. Se è vero infatti che furono moltissimi i lettori che amarono le opere di Howard Fast, è anche vero che l’intellighenzia non lo accettò mai tra le sue file. Certo, la sua vicenda politica non gli fu d’aiuto, ma il suo vero crimine fu il successo. Poteva mai essere uno scrittore valido l’autore di oltre ottanta opere? Senza contare il suo impegno infaticabile per il partito, i giovani, la causa della pace e della libertà? Poteva eccome. Sostenuto da un’ispirazione inesauribile e da una penna felicissima, Howard Fast è stato uno dei più grandi cantastorie dell’America moderna, un narratore assorbito dal piacere di raccontare, genuinamente sposato alla causa della giustizia e della libertà».
Anche in questo caso possiamo constatare che l'allontanamento di Fast dalla militanza comunista, che ne aveva sancito l'ostracismo da parte della borghesia statunitense, è dovuto soprattutto alle menzogne raccontate da Chruščëv. Solo dopo il suo abbandono dell'ideologia comunista Fast viene accolto nuovamente nel pantheon degli scrittori statunitensi “accettabili”, seppur sempre con un occhio di diffidenza.
Un altro sintomatico esempio del “sogno americano” verso un autore che invece è stato apprezzato e gratificato dall'URSS per le sue opere eccezionali.
45. G. Passerini, Howard Fast, il cuore rosso dell’America, Hounlibrointesta.it, 10 giugno 2015.

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