27 Gennaio 2023

08. LE DENUNCE OPERAISTE DI UPTON SINCLAIR

Upton Beall Sinclair (Baltimora, 20 settembre 1878 – Bound Brook, 25 novembre 1968) è stato uno scrittore, saggista, giornalista, drammaturgo ed attivista statunitense. Cresciuto in un ambiente colto e raffinato ma in mezzo a costanti ristrettezze economiche, si avvicina già in gioventù agli ideali socialisti. Come narratore ottiene un clamoroso successo con il romanzo The Jungle (1905) che descrive la scandalosa condizione dei lavoratori ai mercati di bestiame di Chicago. Il libro è censurato in alcune sue parti; viene ad esempio tagliata la parte riguardante l'operaia che, costretta a rimanere alla catena di montaggio sebbene incinta, dà alla luce una creatura in fabbrica e poi la getta nel carrello che porta carne al reparto insaccamento di salsicce. Il libro è comunque definito da Jack London «la Capanna dello zio Tom degli schiavi salariati», è recensito da Churchill e per esso Shaw ha avuto parole di viva ammirazione. Unendo la sua attività di romanziere a quella di scrittore di pamphlet politici e di appassionato assertore del socialismo, Sinclair affronta tutti gli aspetti negativi della società americana in saggi, romanzi e racconti di robusta vena narrativa: una produzione che occupa circa 90 volumi.
Nel 1927 scrive il romanzo Oil! (Petrolio!) da cui, nel 2007, è stato tratto il film Il petroliere.
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Sinclair s'innesta in quella fase del cosiddetto realismo che negli anni successivi negli USA avrebbe visto una certa fioritura di romanzi a sfondo sociale. Nei romanzi di Sinclair è però particolarmente robusta la vena politica, con una narrazione spesso interrotta da grandi tirate declamatorie che attribuiscono al capitalismo tutti i mali della società. Nel 1934 è il candidato socialista alla carica di governatore della California e per poco non vince. Nel 1938 pubblica Upton Sinclair on the Soviet Union20 nel quale difende la legittimità dei processi di Mosca contro i trockijsti.21 È rimasto noto a riguardo lo scontro tra Sinclair e il giornalista Eugene Lyons: «L'inizio del terrore dopo la rivoluzione fu segnato dal tentativo di uccidere Lenin. L'inizio delle recenti esecuzioni è stato l'assassinio di uno dei più fedeli seguaci di Stalin». Sinclair giustifica quindi i processi con la necessità della lotta antifascista e, di fronte alle repliche di Lyons, che gli domanda come possa credere che tutti i protagonisti della rivoluzione tranne uno siano diventati spie e traditori, sostiene che i rivoluzionari con una vita di lotte alle spalle non avrebbero confessato neppure sotto tortura e che l'averlo fatto costituisce invece prova della loro colpevolezza. La conclusione di Sinclair è questa:
«Posso solo ripetere che a mio modo di vedere l'Unione Sovietica è oggi una città stretta d'assedio e che il suo popolo gode di quelle libertà che sono possibili in simili circostanze. Se questa limitazione della libertà sia giusta o errata è argomento che potranno dibattere i filosofi morali, ma l'esperienza universale dell'umanità è che la gente nelle città assediate non può permettersi di intrigare e nemmeno di agitarsi contro il regime che sta difendendo la città».
Almeno fino all'avvento del maccartismo è stato un sostenitore dell'Unione Sovietica, salvo rigettare, negli ultimi anni di vita, gli ideali socialisti e comunisti e arrivare perfino a sostenere la guerra statunitense in Vietnam. Non sono noti i motivi che l'hanno spinto ad un voltafaccia tanto clamoroso, ma si può intuire che la combinazione di destalinizzazione e maccartismo abbia avuto il suo ruolo nel far crollare le certezze di una vita.
20. U. Sinclair, Upton Sinclair on the Soviet Union, Weekly Masses Co.-Marxists.org, New York City 1938.
21. Fonti usate: Enciclopedia Treccani, Sinclair, Upton, Treccani.it; L. Celada, Ombre rosse su Hollywood, Rifondazione.it, 11 febbraio 2016; M. Flores, La forza del mito. La rivoluzione russa e il miraggio del socialismo, Feltrinelli, Milano 2017; A. Valiunas, The blood of Upton Sinclair, Commentarymagazine.com, 1 maggio 2008; R. Giachetti, Nella giungla di Sinclair, La Repubblica, 11 settembre 1988; Wikipedia, Upton Sinclair.

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