27 Gennaio 2023

26. JORGE AMADO, SCRITTORE BRASILIANO COMUNISTA

«Io dico no quando tutti, in coro, dicono sì. Questo è il mio impegno». (da Tocaia Grande)

«Dagli infiniti spazi del paese del socialismo giunge fino a noi l'influenza di grandi e nobili idee del nostro secolo. Da laggiù ci illumina il sole del socialismo: un grande esempio, una grande meta».
Il brasiliano Jorge Amado (Itabuna, 10 agosto 1912 – Salvador de Bahia, 6 agosto 2001) inizia a scrivere giovanissimo e contemporaneamente diventa militante del Partito Comunista del Brasile (PCdoB). Ha scritto su di lui Davide Rossi55:
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«Nei suoi romanzi si fondono i temi sociali e il fremito della sensualità, la bellezza dell’amplesso e le ragioni della lotta per la giustizia e l’uguaglianza. A vent’anni, sconvolto dalla vita che facevano i lavoratori di Pirangi, scrive Cacao (1933), a ventidue Sudore (1934), tra le sue prove più riuscite, più impegnate. La dittatura di Getulio Vargas (1930-45) lo obbliga all’esilio; migra per l’America Latina e nel 1941 arriva a Città del Messico dove stringe un’amicizia straordinariamente profonda con Anna Seghers, molti sono i pomeriggi che passano insieme, anche con Pablo Neruda. Rientra in Brasile nel dopoguerra, diventa il più votato parlamentare di San Paolo; in qualità di rappresentante del Partito Comunista è parte del gruppo di 16 comunisti dell’assemblea e scrive le leggi per il diritto d’autore e la libertà di religione. Ma la democrazia dura poco: nel 1947 il suo partito è dichiarato illegale ed i suoi membri sono perseguitati ed arrestati. Torna in esilio, in Europa, a Parigi, ma soprattutto nei paesi socialisti, dalla Cecoslovacchia alla DDR, dalla Polonia dove incontra Hikmet e Guillen, all’Unione Sovietica, dove nel 1951 riceve il Premio Stalin per la Pace, insieme, tra gli altri, a Pietro Nenni e Anna Seghers. Scrive a Praga l’affascinante trilogia I sotterranei della libertà (1954): Tempi difficili – Agonia della notte – La luce in fondo al tunnel. Chiudono questi tre romanzi la sua scrittura più vicina al realismo socialista, certo sempre in salsa brasileira. Amado torna in patria nel 1955 per vivere con gioia le speranze di un decennio democratico, che verrà travolto da un nuovo ventennio di dittatura militare brutale e assassina, dal 1964 al 1985. Farà resistenza, civile e culturale, come il grande cineasta Glauber Rocha, ma se questi sarà costretto all’esilio, ad Amado sarà risparmiato il terzo allontanamento dalla sua terra. Vive a Salvador de Bahia, città principale dello regione in cui è nato, dove ha studiato da ragazzo prima di andare a Rio de Janeiro. Qui vivrà fino alla fine dei suoi giorni, nei luoghi che oggi ne sono memoria e museo. La sua creatività libera personaggi femminili che diventano protagonisti di pellicole indimenticabili, Dona Flor, Gabriela, Tieta, è l’irruzione fantasmagorica del realismo magico dentro i temi sociali, che non vengono mai meno, ma si stemperano nel prevalere dell’amore e dell’irruenza incontenibile della sessualità, pur sempre nella complessità delle relazioni e dentro una società in trasformazione. Il 6 agosto 2001 si spegne, quasi novantenne, con la serenità di una vita appassionata e intensa, ricca di emozioni e impegnata».
Leggiamo alcuni estratti di un articolo della giornalista e scrittrice brasiliana Antonella Rita Roscilli56, che aggiunge ulteriori elementi che omaggiano il lato politico di Amado:
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«Amado nel 1937, insieme al collega dell'Academia dos Rebeldes, Edison Carneiro, giornalista, scrittore, poeta, organizzò a Salvador il II Congresso Afro-Brasiliano, che in parte si opponeva al primo, organizzato da Gilberto Freyre nel 1934 in Pernambuco, a Recife. Questa opposizione, secondo la testimonianza dello scrittore Waldir Freitas Oliveira, nasceva dal fatto che a Salvador c'erano altre idee sui problemi della popolazione afro-discendente. “Non concordavamo integralmente con la concezione di Gilberto Freyre sulla formazione sociale del Brasile e con la sua teoria sulle relazioni sociali”. […] Edison Carneiro, grande conoscitore della cultura yoruba, aprì il Congresso l'11 gennaio con le seguenti parole: “Questo Congresso vuole occuparsi dell'influenza africana nello sviluppo del Brasile, dal punto di vista storico, etnografico, antropologico, sociologico, del diritto e della psicologia sociale. Insomma, di tutti i problemi di relazioni di razza nel paese. È prevalentemente scientifico, ma anche prevalentemente popolare. Il Congresso non riunisce solo lavori di specialisti e intellettuali brasiliani e stranieri, ma interessa la massa popolare, tutte le persone legate alla vita artistica, economica, religiosa del Negro del Brasile, per tradizioni culturali, per attivismo o per qualsiasi altra ragione”.
E Amado nel suo discorso sottolineò che la produzione accademica degli specialisti in studi afro-brasiliani rompeva con la “vergogna” e la “codardia” degli intellettuali brasiliani, nel “riconoscere e studiare il contributo del negro alla formazione del senso nazionale […] e del contributo del lavoro, dell'intelligenza del negro alla formazione del Brasile” […]. Censurato e perseguitato fin dalla sua pubblicazione, Capitani della spiaggia vide la luce durante la nascita dell'“Estado Novo”, il 10 novembre 1937. Prima del golpe il Brasile era ufficialmente in stato di guerra con censura, prigionia politica, negazione dei diritti e della libertà. Lo sforzo del ministro dell'Educazione Gustavo Capanema e di tutta una rete di istituzioni che includevano il Dipartimento di Stampa e Propaganda (DIP), mosse molti scrittori a seguire il progetto getulista di un'arte celebrativa della patria, di dio e della famiglia, oltre ad una esaltazione del folclore. Ma ci furono scrittori che seguirono l'arte della denuncia sociale, il “romanzo proletario”, la poesia sociale. A causa del loro carattere contestatorio e per denunciare il conservatorismo nella letteratura che idealizzava le relazioni di classe, questi testi sperimentarono la violenza del potere. […] Amado […] venne informato in prigione del rogo pubblico dei suoi libri tra i quali Capitani della spiaggia. Il rogo lascia ben chiaro il riconoscimento della forza comunicatrice della narrativa amadiana, una forza che viene dal progetto di costruire una letteratura politica. Dall'inizio della decade, l'autore era stato messo all'indice dal regime, per aver scritto libri con riferimenti espliciti al mondo del lavoro e all'esclusione sociale. Il romanzo amadiano guarda alla base della società gettando luce sui margini per scoprire e costruire l'umano. Il centro della narrativa è la rappresentazione dell'altro in termini di classe, genere e etnia. Al centro c'è il dramma di persone non rispettate nei loro diritti basilari, ma che alzano la testa per affrontare le avversità provenienti da strutture sociali escludenti. Sono personaggi come Sergipano di Cacao, Linda di Sudore, Balduino di Jubiabà, personaggi i cui gesti e parole non solo si inseriscono nelle lotte storiche, ma propongono una “pedagogia dell'indignazione”. Amado scrive per denunciare, dà la giusta dignità a persone e culture calpestate dallo sfruttamento economico, dal razzismo di classe o di colore. Per la prima volta nella letteratura brasiliana c'è un nero […] trattato come eroe in tutte le tappe della sua formazione, dall'infanzia di orfano, a ragazzo di strada alla maturità di cittadino, che conquista con sforzo la coscienza dell'antagonismo tra le classi sociali. Lo stesso atteggiamento è ripreso in Capitani della spiaggia. I protagonisti, capeggiati da Pedro Bala, nascono come vittime di una società oppressiva e ipocrita dove l'élite, i privilegi e il conservatorismo bloccano l'uguaglianza dei diritti sociali ed economici. La violenza dei ragazzi è avvertita, perciò, come giusta e necessaria, come risposta alla violenza sociale, patita da larga parte del popolo. […] Con lui leggere e narrare diventano atti politici. Amado conferisce ai ragazzi dignità: sono solidali tra loro, leggono, ascoltano, apprendono la forza rivoluzionaria della parola, capace di trasformare minori abbandonati in cittadini coscienti. Nella fuga di Pedro Bala dalla prigione e nel tuffo nell'oceano per seguire il cadavere della sua amata, nel volo della morte di Sem Pernas che salta dalla città alta e ricca verso la città bassa e povera, ritroviamo una romanzesca discesa agli inferi preparatoria al riconoscimento definitivo dei personaggi. La disuguaglianza che genera i ragazzi di strada è la stessa che produce il cangaceiro (Volta Seca), il marginale urbano (Gato) e l'attivista politico (Pedro Bala). I ragazzi diventano adulti, ma la tensione che li oppone alla società persiste e esige da loro nuove armi. Così la delinquenza infantile cederà il posto al coinvolgimento proletario, grazie alla nascita di una coscienza sociale. Il riconoscimento definitivo dei personaggi si ha nel momento in cui il gruppo avanza verso le lotte sindacali e politiche. È la ribellione di una classe sociale che alza che la testa: questo era il “salto” sognato da Jorge Amado nel 1937. Non solo Amado fa dell'ingiustizia, causata dalla disuguaglianza, il nucleo del romanzo, ma vuole parlare degli esclusi, porli al centro, portandoli verso la lotta di classe».
Ateo e materialista, Jorge si allontana dalla militanza politica al ritorno in Brasile nel 1955, senza però abbandonare il Partito Comunista. Amado ha affermato che la sua rinuncia alla militanza politica non è stata dettata dalla denuncia dei “crimini stalinisti” e dalla conseguente disillusione circa l'effettiva capacità del comunismo come mezzo di cambiamento della società: è nata dalla consapevolezza di risultare più utile al popolo brasiliano come scrittore piuttosto che come politico.57
55. D. Rossi, Jorge Amado, il centenario di uno scrittore compagno, Sinistra.ch, 29 ottobre 2012.
56. A. R. Roscilli, Jorge amado: il suo ideale politico attraverso l'opera letteraria, Leletturesparse.blogspot.it, 20 gennaio 2014.
57. Ulteriori fonti usate: A. Chiaia (a cura di), La Rivoluzione d’Ottobre, cit.; L. Bonaventura, Jorge Amado: la cultura che terrorizza i dittatori, Qualcosadisinistra.it, 10 agosto 2012; Wikipedia, Jorge Amado.

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