28 Novembre 2022

09.1. L'AMATA CUBA

Sugli ultimi anni passati da Hemingway a Cuba, presentiamo anche alcuni stralci di questo articolo di Luis Hernàndez Serrano23:
«Esiste un Ernest Hemingway ignorato, che negli anni trenta ebbe intensi amori nella capitale cubana, navigò per i più insoliti paraggi dell’arcipelago e perseguitò con ostinazione i sottomarini tedeschi nel Vecchio Canale delle Bahamas, sfidando temporali e tormente, tra le barriere coralline. Hemingway: questo sconosciuto è un libro di […] Enrique Cirules, che raccoglie questi appassionanti episodi. […] “Il celebre scrittore – racconta Cirules – mantenne per oltre 30 anni fruttuosi contatti con la cultura cubana, sebbene dopo la sua morte si è dipinta un’immagine negativa, di personaggio bevitore, irascibile, superstizioso, squilibrato e con manie ossessive”.
l-amata-cuba Hemingway a Cuba con Fidel Castro.
Nel 1959, l’ambasciatore statunitense Phillip Wilson Bonsal esercitò un’infame pressione sullo scrittore affinché si dichiarasse contrario alla Rivoluzione Cubana e a Fidel, fino a trasmettergli la minaccia di convertirlo in traditore se non avesse abbandonato Cuba. Questa nuova rivelazione sull’autore de Il vecchio e il mare pone in risalto la prepotenza del governo guidato da Dwight D. Einsenhower e le sue ingerenze negli affari interni di Cuba: il nuovo ambasciatore che il governo nordamericano inviò a L’Avana nel 1959, pretese che lo scrittore attaccasse specialmente Fidel Castro, cosa che Hemingway non fece mai. Oggi conosciamo cosa successe – dice Cirules – grazie alla testimonianza che ci offre l’irlandese Valerie Danb Smith, a qui tempi segretaria di Ernest Hemingway a L’Avana, con il suo libro Correr con los toros (Correre con i tori). Lei spiega i motivi che spinsero lo scrittore ad abbandonare definitivamente il nostro paese: “Quello che Washington desiderava da lui, ovvero, da Hemingway, era non solo che mettesse fine alla sua residenza a Cuba, ma anche che manifestasse apertamente di non gradire il governo di Castro e il regime cubano”. Più avanti Valerie Danb Smith ci dice: “Ernest protestò: quella era la sua casa, era uno scrittore, non vedeva che motivo ci fosse per cambiare la sua forma di vita, la sua stessa vita, il suo modo di guadagnarsela. I cubani erano amici suoi, il personale della finca era la sua famiglia: come poteva uno scrittore dedicarsi alla redazione e preoccuparsi, allo stesso tempo, delle cambianti situazioni politiche? Lui aveva visto i leader andare e venire lungo la storia; – continua raccontando Valerie - aveva vissuto in piena commozione politica durante gli anni di permanenza nell’isola, quello non era affare suo. La sua missione era scrivere. […] Era riconosciuto nel mondo intero, soprattutto per essere uno scrittore nordamericano. La sua lealtà al suo paese non era mai stata messa in dubbio. […] Phil, che era un uomo sensibile, amabile, comprensivo, si mostrò essere d’accordo con Ernest. Non aveva nulla da controbattere, tutto quello che diceva Ernest lo capiva perfettamente. Però insistette che Washington vedeva le cose in altro modo. Non capivano la situazione tale e quale come la capiva Ernest. La nota presenza di Hemingway a L’Avana poteva arrivare ad essere una situazione imbarazzante per il suo paese. Perché permettere che succeda, quando aveva la possibilità di utilizzare la sua influenza per raggiungere scopi più corretti? Se lo scrittore non fosse stato disposto a adottare una posizione propria di una figura pubblica a difesa del suo paese, si sarebbe potuto vedere obbligato a sopportarne le conseguenze. La parola “traditore” era tornata a brillare. Phil reiterò che la conversazione era strettamente privata, non era una comunicazione ufficiale. Era l’avviso fatto da un amico, però doveva prestargli attenzione. Da vero diplomatico, Phil terminò il suo avviso e, come se non fosse successo nulla, cominciò a parlare di altre cose, senza ritornare a toccare il tema. […] Non volle essere una minaccia, ma in fondo lo era. Ernest sembrò non averlo preso sul serio, però a misura che passavano i giorni, notai che la minaccia di perdere la sua casa e tutto quanto rappresentava cominciò a tenere un gran peso nel suo animo. Durante la successiva visita, Phil ci comunicò con tristezza che era stato convocato a Washington. Le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba si erano rotte. […] Prima di andare via, Phil ricordò ad Ernest quello che gli aveva detto durante la sua visita precedente. Avevo più che mai la sensazione che Ernest avrebbe dovuto scegliere apertamente tra il suo paese e la sua terra d’adozione, doveva farlo con chiarezza e in forma pubblica, in modo che il mondo sapesse da che parte era. Salutammo Phil dalla scalinata d’entrata, all’andare via, notai la tristezza che traspariva dagli occhi di Ernest. Nessuno di noi tre avrebbe più visto Phil”.
Hemingway cercò di resistere – spiega Cirules – però l’abisso che si apriva tra Cuba e Stati Uniti era insuperabile, ora che gli Stati Uniti ricevevano e coprivano sbirri, torturatori e assassini batistiani, ai politici corrotti e ai mafiosi che avevano convertito la splendida Avana in un rifugio di casinò, bordelli e droghe. In verità Cirules sta scoprendo un nuovo Hemingway e visualizzando la punta luccicante di un enorme, sorprendente e rivelatore iceberg, che ci aiuta a decifrare, allo stesso tempo, elementi virtualmente sconosciuti della vita dello scrittore nella capitale cubana».
Hemingway si suicida la domenica mattina del 2 luglio 1961.
Tutte le fonti concordano sulla sua ossessione di essere stato perseguitato dall'FBI.
23. L. H. Serrano, Le pressioni su Hemingway perché si opponesse alla rivoluzione cubana, Siporcuba.it.

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