28 Novembre 2022

24.1. POESIE PER LA LOTTA E IL SOCIALISMO

Riportiamo ora alcune delle sue poesie politiche, che spesso si tende a dimenticare o a mettere in secondo piano, privilegiando il Neruda più “sentimentale” e “amoroso”.
Quella che segue è Al mio Partito, la penultima lirica del Canto Generale (1950): un esplicito testo di commiato ove Neruda definisce la propria poesia un «comune libro d’uomo, pane aperto». La lirica dedicata al partito acquista significato dalla collocazione nel libro e illumina l’intero Canto Generale:
«Mi hai dato la fraternità verso chi non conosco. / Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono / Mi hai ridato la patria come in una nascita. / Mi hai dato la libertà che non ha il solitario. / Mi hai insegnato ad accendere la bontà come il fuoco. / Mi hai dato la rettitudine che necessita l'albero. / Mi hai insegnato a vedere l'unità e la differenza degli uomini / Mi hai mostrato come il dolore di un essere è morto della vittoria di tutti. / Mi hai insegnato a dormire nei letti duri dei miei fratelli. / Mi hai fatto costruire sulla realtà come su una roccia. / Mi hai fatto avversario del malvagio e muro del frenetico. / Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilità dell'allegria. / Mi hai fatto indistruttibile perché con te non finisco in me stesso».
Il popolo:
«Portava il popolo le sue bandiere rosse / e tra la gente sulle pietre che calcava / io mi trovai, nel giorno strepitoso / e sulle alte canzoni della lotta. / Vidi passo a passo le sue conquiste. / Sola strada era la resistenza, / mentre isolati eran brani rotti / d'una stella, senza bocca né spicco. / Così nell'unità fatta in silenzio / erano il fuoco, il canto invincibile, / il lento passo umano sulla terra, / trasformato in profondità e battaglie. / Erano dignità che combatteva / gli antichi soprusi, e risvegliava / a sistema l'ordine delle vite, / che bussavano alle porte per prender posto / nella sala principale con le bandiere».
Da Ode a Stalin (1953):
«Compagno Stalin, io stavo vicino al mare a Isla Negra, / riposando dopo lotte e viaggi, / quando la notizia della tua morte giunse come un colpo di oceano. / Fu dapprima il silenzio, lo stupore delle cose, e poi giunse dal mare un’onda grande. / Di alghe, metalli e uomini, pietre, spuma e lacrime era fatta quest’onda. / Da storia, spazio e tempo raccolse la sua materia e s’innalzò piangendo sul mondo / fino a che di fronte a me venne a colpire la costa e fece piombare sulle mie porte il suo messaggio di lutto / con un grido enorme / come se d’improvviso si spaccasse la terra. […] / Staliniani. Portiamo questo nome con orgoglio. / Staliniani. Questa è la gerarchia del nostro tempo! […] / Non è scomparsa la luce, / non è scomparso il fuoco, / anzi, aumenta / la luce, il pane, il fuoco e la speranza / dell’invincibile tempo staliniano! / Nei suoi ultimi anni la colomba, / la Pace, l’errante rosa perseguitata, / si fermò sulla sua spalla e Stalin, il gigante, / l’innalzò sulla sua fronte. / Così videro la pace popoli distanti…»
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Quest'ultima poesia, scritta in seguito alla morte del leader georgiano, ha scandalizzato gli intellettuali di tutto il mondo. Neruda ha sempre espresso la sua ammirazione per l'Unione Sovietica e per Stalin, specie per il ruolo decisivo svolto nella definitiva sconfitta della Germania nazista. Anche in questo caso solo le false rivelazioni fatte da Chruščëv nel 1956 hanno spinto Neruda a cambiare opinione, facendo autocritica e rinnegando pubblicamente l'ammirazione espressa in precedenza. Nonostante tali disillusioni, Neruda è rimasto comunque sempre fedele alle convinzioni comuniste ed è stato per questo criticato da molti detrattori borghesi che lo hanno accusato di non aver preso posizione a favore degli intellettuali dissidenti Boris Pasternak e Joseph Brodsky.
Ancora nel 1972 Neruda giudica «problemi assolutamente personali» quelli incontrati da Aleksandr Solženicyn e dagli altri intellettuali russi rinchiusi nei gulag, spiegando «di non avere alcuna voglia di diventare uno strumento della propaganda antisovietica».50
50. A. Rosselli, Intellettuali progressisti e marxismo, cit.

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