28 Novembre 2022

30.1. IL RIFIUTO DEL PREMIO NOBEL

Il 22 ottobre 1964 viene assegnato a Sartre il premio Nobel per la letteratura64. Lui però lo rifiuta. Per la Francia è un vero e proprio scandalo, che costa a Sartre molte critiche e accuse, fra le quali la più divertente è probabilmente quella dello scrittore francese André Maurois, secondo cui Sartre non ha accettato «perché incapace di indossare uno smoking».
Nel 1964 Sartre ha già pubblicato alcuni dei suoi libri più importanti (La nausea, Il muro, L’età della ragione) ma soprattutto è diventato per molti, soprattutto giovani, un simbolo della “ribellione” e dell’anticonformismo. È presente e riconosciuto nel dibattito pubblico del tempo: insieme ad altri intellettuali come Simone de Beauvoir e Merleau-Ponty ha denunciato aspramente i crimini dell’imperialismo americano; ha appoggiato, almeno in un primo momento, la Rivoluzione Cubana, esprimendo posizioni favorevoli a Mao in Cina, oltre a dare il suo appoggio al PCF e alla causa nazionalista anticolonialista algerina.
Respingendo il premio Sartre rifiuta anche la montagna di soldi annessa: un gesto simbolico contro l'avidità del denaro, il mercimonio della scrittura e la fame d'oro.
Un grande insegnamento morale valido contro il cinismo dei tempi in cui tutto si compra e si vende. Di seguito la lettera con le motivazioni del grande rifiuto:
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«Le ragioni per cui ho rinunciato al premio non riguardano l’Accademia svedese, né il premio Nobel in sé, come ho spiegato nella mia lettera all’Accademia dove ho richiamato due tipi di motivazioni: personali e obiettive. Le ragioni personali sono le seguenti: il mio rifiuto non è un atto di improvvisazione. Ho sempre declinato gli onori ufficiali. Quando nel Dopoguerra, nel 1945, mi è stata proposta la Legione d’Onore, ho rifiutato malgrado avessi degli amici al governo. Ugualmente non ho mai desiderato entrare al Collège de France, come mi è stato suggerito da qualche amico. […] Lo scrittore deve rifiutare di lasciarsi trasformare in un’istituzione, anche se questo avviene nelle forme più onorevoli, come in questo caso. Le mie ragioni obiettive sono le seguenti: la sola lotta possibile sul fronte della cultura, in questo momento, è quella per la coesistenza pacifica di due culture, quella dell’est e quella dell’ovest. Non voglio dire che bisogna abbracciarsi – so bene che il confrontarsi di queste due culture prende necessariamente la forma di un conflitto – ma che la coesistenza deve avvenire tra gli uomini e tra le culture, senza l’intervento delle istituzioni. […] Le mie simpatie si rivolgono innegabilmente verso il socialismo e a ciò che viene chiamato il blocco dell’est, ma io sono nato e sono stato allevato in una famiglia borghese. Spero tuttavia, sia chiaro, che “vinca il migliore”: cioè il socialismo. Questo è il motivo per cui io non posso accettare le onorificenze conferite dalle alte istanze culturali, sia all’ovest che all’est, anche se capisco con chiarezza la loro ragione di esistere. Anche se tutte le mie simpatie sono dalla parte dei socialisti sarei incapace di accettare, per esempio, il premio Lenin se qualcuno me lo volesse dare, ma non è questo il caso. Durante la guerra d’Algeria, quando abbiamo firmato il Manifesto dei 212, avrei accettato il premio con riconoscenza perché non avrebbe onorato solo me ma la libertà per cui si lottava. Ma questo non è successo, ed è solo alla fine della guerra che mi si è assegnato il premio».
64. Ripresa quasi integrale di Redazione Il Post, La volta che Sartre rifiutò il Nobel, Ilpost.it, 22 ottobre 2014.

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